Censimento nazionale degli archeologi

L’ANA ha promosso nel corso degli anni tre censimenti nazionali degli archeologi operanti in Italia al fine di tracciare un quadro esaustivo della professione.

Il primo censimento (2006) ha visto la partecipazione di più di 300 archeologi ed ha fornito importanti dati che hanno contribuito ad orientare il lavoro dell’Associazione negli anni successivi. Il secondo censimento ha avuto luogo nel 2011 ed ha visto la partecipazione di oltre 800 archeologi. I risultati di tale censimento sono stati esposti in varie sedi e sono stati oggetto di analisi sia a livello locale che nazionale.

Il terzo Censimento si è svolto tra gennaio e marzo 2024 con la partecipazione di 1.080 archeologi e archeologhe.

Dal terzo Censimento Nazionale promosso dall’ANA si conferma l'immagine di una professione altamente femminile (65,51%) con un alto profilo formativo: un'elevata percentuale di archeologi italiani (70%) ha un titolo di studio superiore alla laurea (specializzazione, dottorato, master) o lo sta conseguendo (17%). Il 35% di quelli che hanno conseguito il titolo post-laurea, ne ha addirittura più di uno.

Dal confronto con i precedenti censimenti emerge un'evoluzione positiva: per coloro che effettivamente svolgono la professione (66%), l'attività di archeologo è diventata l'unica (76% circa dei casi) o quella prevalente (57% circa del restante 24%).

Tale situazione è da mettere in relazione all'evoluzione normativa degli ultimi 10 anni: innanzitutto la Legge sul riconoscimento professionale (L. 110/2014) che ha riconosciuto la professione di archeologo al pari di altre inerenti il campo dei Beni Culturali, cui sono seguiti nel 2019 i decreti attuativi (D.M. 244/2019) che hanno reso evidente quali fossero le attività, e quindi gli sbocchi professionali cui potevano accedere gli archeologi italiani. In tale maniera è stato chiarito che la professione di archeologo è un mestiere di alta qualificazione intellettuale, un consulente a tutto tondo in numerosi campi applicativi (archeologia preventiva, progettazione, pianificazione territoriale, catalogazione, perizie ed expertise, musealizzaione ecc..) e non necessariamente o esclusivamente legato alla cantieristica.

Negli ultimi anni, inoltre, grazie all'apertura dei nuovi indirizzi professionali e anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il mestiere di archeologo si è evoluto: si registra nel 2024 una richiesta maggiore dell'offerta, con fatturati annui che si sono stabilizzati e tendono sempre più ad alzarsi. Attualmente solo il 12% dichiara un fatturato annuo minore di 12.000 Euro, mentre il 49% dichiara tra i 12 e i 24.000 Euro annui e ben il 38% dichiara tra 24 e oltre 48.000 Euro.

I rapporti di lavoro dipendente riguardano ancora solo il 14% degli archeologi, mentre la maggioranza degli archeologi (75%) risulta impiegato in ambito privato.

Al terzo censimento, effettuato nel primo trimestre 2024, è seguito, nei mesi tra aprile e luglio 2024, un questionario sugli abusi e le discriminazioni di genere, cui hanno partecipato 331 persone.

Tale questionario evidenzia come nell'80% dei casi siano stati segnalati atteggiamenti discriminatori sul luogo di lavoro; nel 70% vengono testimoniati ai danni di altri colleghi. Nel 33% circa dei casi vengono segnalati uno o più abusi subiti sul luogo di lavoro; nel 25,50% circa dei casi ai danni di altri colleghi. Tali discriminazioni e abusi sono stati subiti soprattutto dalle donne, evidenziando come gli ambienti di lavoro in archeologia restino ancora particolarmente problematici per le archeologhe.

 

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