ARCHEOLOGIA E TRANSIONE ECOLOGICA, DIGITALE E GENERAZIONALE

ARCHEOLOGIA E TRANSIONE ECOLOGICA, DIGITALE E GENERAZIONALE

Il 26 Maggio 2025 presso il Senato della Repubblica, sala capitolare della biblioteca, si è tenuto l'evento curato da Confprofessioni Lazio "Il contributo dei professionisti nella transizione ecologica , digitale e generalzionale".

Per ANA è intervenuta la vicepresidente nazionale Ghiselda Pennisi, che ha portato il contributo della nostra Associazione in materia di ambiente, energia, patrimonio culturale e transizione ecologica.

La transizione ecologica rappresenta una delle sfide centrali della contemporaneità, non soltanto in termini di innovazione tecnologica ed efficientamento energetico, ma come trasformazione complessiva del rapporto tra società, territorio e paesaggio culturale. Lo stesso Presidente della Repubblica Mattarella nel 2021 ha evidenziato come: “Non c’è transizione ecologica senza rispetto per la nostra ricchezza culturale e paesaggistica”. In tale prospettiva, lo sviluppo sostenibile non può essere limitato a un paradigma tecnico o economico, bensì deve fondarsi su una visione culturale integrata, che tenga conto dei valori identitari, ambientali e storici dei luoghi. 

Particolarmente significativo è il contributo che l’archeologia può offrire ai processi di pianificazione integrata. Spesso considerata erroneamente un vincolo o un ostacolo all’operatività dei progetti, l’archeologia costituisce invece uno strumento attivo di conoscenza e orientamento per una progettazione consapevole. La lettura storica dei territori permette di individuare fragilità e potenzialità non immediatamente evidenti, contribuendo alla costruzione di paesaggi contemporanei coerenti con le stratificazioni che li hanno generati.

Ciò implica la necessità di sviluppare modelli di progettazione integrata, nei quali la componente tecnologica sia armonizzata con il contesto storico, ambientale e culturale.

Tale approccio richiede una collaborazione strutturale tra archeologi, architetti, ingegneri, urbanisti, geologi e pianificatori. La multidisciplinarietà non è più un’opzione, ma una condizione essenziale per l’efficacia e la sostenibilità delle politiche territoriali.

Nell’ottica della transizione ecologica, la conservazione del patrimonio archeologico in contesti minacciati dal cambiamento climatico richiede un approccio integrato, multidisciplinare e preventivo.

In primo luogo, è fondamentale mappare e monitorare i siti a rischio, specialmente quelli costieri, fluviali o in zone desertiche. Questo consentirebbe di prevedere gli impatti di fenomeni come l’innalzamento del livello del mare, l’erosione, le frane o la desertificazione.

In secondo luogo, occorre integrare la tutela archeologica nelle politiche ambientali e territoriali, adottando piani di gestione che tengano conto sia della salvaguardia dei beni culturali sia degli obiettivi di sostenibilità. La transizione ecologica deve includere la conservazione del patrimonio come parte integrante dello sviluppo sostenibile.

La transizione ecologica non può, quindi, essere affrontata esclusivamente in termini tecnologici o normativi. Essa richiede una visione ampia, che integri ambiente, energia, cultura e società in un unico disegno di futuro. È necessario superare approcci settoriali e promuovere una cultura della progettazione che riconosca nel patrimonio — materiale e immateriale — non un limite, ma una risorsa strategica.

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