Progettazione: il ruolo dell'archeologo

Lunedì 9 maggio si è svolta una presentazione delle procedure di gara per l'aggiudicazione degli accordi quadro nell'ambito del Programma PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità nell'Abitare) inserito nel PNRR.

ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), MIMS (Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibile) e Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo - Ministero Economia e Finanze) hanno organizzato la presentazione, invitando tutti gli operatori economici interessati: archeologi (rappresentati nella riunione dall'ANA), ordini professionali (archeologi, ingegneri, geologi), Confprofessioni, associazioni di categoria e associazioni di secondo livello. Nel corso della riunione, sono stati illustrati gli Accordi Quadro multilaterali finalizzati all'affidamento di lavori e servizi tecnici nell'ambito dei progetti del PINQuA.

I numeri del progetto sono rilevanti: 69 stazioni appaltanti, 4 procedure per Accordi Quadro, 28 lotti geografici, 413 possibili aggiudicatari di altrettanti appalti per realizzare 261 interventi.

Il ruolo dell'archeologo

Il Presidente Nazionale, Alessandro Garrisi, è intervenuto nella discussione ribadendo l'assoluta necessità che l'archeologia preventiva, normata attraverso l'art. 25 del Codice dei Contratti e più di recente attraverso le nuove Linee Guida per l'archeologia preventiva, venga utilizzata in maniera intelligente e non prettamente burocratica. "La relazione archeologica preliminare di cui al Comma 1 dell'art. 25 viene spesso usata alla stregua di una marca da bollo da apporre al progetto di fattibilità già concluso di un'opera da realizzare (un utilizzo poco utile, che molto spesso consegna il progetto unicamente al destino della sorveglianza in corso d'opera, con gli inevitabili ritardi di realizzazione, lievitazione dei costi e insoddisfazione della comunità dei cittadini)", ha concluso il Presidente Garrisi. "Molto più opportuno sarebbe coinvolgere la figura professionale dell'archeologo fin dalle fasi preliminari della progettazione, e fare della sua relazione preliminare non uno strumento burocratico tanto necessario quanto inutile, quanto piuttosto una guida da utilizzare per orientare le scelte progettuali in fase di fattibilità per l'opera da realizzare: il valore dell'azione preventiva dell'archeologo sarebbe immensamente superiore, realmente utile ad armonizzare le esigenze di realizzazione di nuove strutture e infrastrutture nel Paese  con l'interesse alla tutela del nostro ricchissimo patrimonio archeologico".

L'argomento è stato recepito ed integrato nel documento conclusivo della riunione, nel quale così si risponde alle osservazioni presentate dall'ANA:
"Con riferimento alla figura professionale dell’Archeologo, all’articolo 3 del Sub Disciplinare 1 di ogni procedura, si prevede espressamente la presenza dell’Archeologo come un requisito di esecuzione ai sensi dell’articolo 100, co. 1, del Codice dei Contratti Pubblici.
Le stazioni appaltanti dovranno richiedere all’operatore economico l’Archeologo come figura professionale di supporto alla esecuzione delle attività di verifica preventiva dell’interesse archeologico ai sensi dell’art. 25 del Codice dei Contratti Pubblici, ogni qualvolta sia necessaria tale prestazione ed ogni qual volta la stazione appaltante preveda tali prestazioni nel Contratto Specifico. Si rappresenta, inoltre, che la maggioranza degli interventi prevede attività di progettazione, anche relativa al PFTE, e che, pertanto, le stazioni appaltanti avranno la possibilità anche di richiedere tali prestazioni nelle prime fasi della progettazione
".

Per consultare il documento conclusivo della riunione, clicca qui.
Per consultare illustrative prodotte durante la presentazione, clicca qui.