Auguri di Buona Pasqua

L’Associazione Nazionale Archeologi vi augura una Buona Pasqua di Rinnovamento, che possa portare nuove speranze e ragioni per essere felici all’insegna, come sempre, di una crescita e un miglioramento per la nostra professione.

L'immagine che abbiamo scelto per i nostri auguri, è uno “stampo di eulogie pasquali” o “stampo eucaristico“ datato al XII secolo rinvenuto nel 2018 negli scavi del Complesso dell’Abbazia di Cerrate di Lecce.

Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi condotti da Paul Arthur nell’ambito del progetto di restauro e valorizzazione del Complesso dell’Abbazia di Cerrate di Lecce. 
Si tratta di uno “stampo di eulogie pasquali” o “stampo eucaristico“, ovvero un timbro in pietra che imprimeva un simbolo sulla parte superiore del pane, un piccolo marchio che identificava il luogo originario di produzione, che univocamente collegava il prodotto al produttore. Le pagnotte venivano utilizzate durante le celebrazioni pasquali e, dopo la benedizione, distribuite ai fedeli.

All’interno di una doppia cornice polilobata è raffigurata una rappresentazione stilizzata della Resurrezione. Il testo inciso intorno allo stampo, preceduto da una croce, ricorda la preghiera pasquale “Cristo è risorto dai morti, calpestando la morte con la sua morte e donando la vita a quanti erano nei sepolcri”.

L’Abbazia di Cerrate, alle porte di Lecce, si fa risalire, secondo tradizione popolare, al re Tancredi d’Altavilla. Secondo la leggenda, in questo luogo al re apparve la Vergine. Forse però la storia del  complesso religioso iniziò durante il periodo normanno sotto la guida di Boemondo d’Altavilla che, tra l’XI e il XII secolo, vi insediò un cenobio di monaci basiliani di rito greco. In poco tempo divenne, grazie alla sua biblioteca - ricca di testi greci e latini - e al fiorente scriptorium, uno dei più eccellenti fulcri culturali del Salento medievale.

Attualmente l’intera area presenta diversi edifici costruiti in secoli distanti fra loro, in relazione ai bisogni della comunità ed alle trasformazioni che nel tempo la interessarono.

Lo sviluppo dell’intero complesso abbaziale era tale da comprendere due frantoi ipogei (“trappiti” nel dialetto locale). Nello stesso monastero, subito sopra al primo frantoio, è presente un raro esempio di macchina molitoria “a sfregamento”: vista la mancanza di corsi d’acqua nel circondario e degli evidenti solchi attorno alla macina, è certo l’antico utilizzo di un animale legato al braccio principale.

Nella stanza attigua si può ammirare un forno in pietra dove avveniva la produzione del pane: una parte di queste forme di pane era destinata alle funzioni religiose (messe solenni, benedizioni, ecc.), un’altra al consumo da parte dei monaci ed una terza parte restava alle famiglie dei lavoratori che qui risiedevano.