Il breve passo dalla “transizione ecologica” alla “devastazione archeologica e paesaggistica”

C’era una volta un paese che si riprometteva di coniugare ambiente, paesaggio e patrimonio storico in un quadro di contesto unico finalizzato a valorizzare le nostre ricchezze culturali, paesaggistiche e ambientali. “L’Italia è il paese più bello del mondo”, ci sentiamo spesso ripetere, col più grande patrimonio storico-artistico e archeologico del mondo – altro refrain, “il nostro petrolio”. Noi alla retorica del petrolio non abbiamo mai creduto, non ci è mai piaciuta, perché il patrimonio della nazione se proprio deve essere equiparato ad una fonte di energia, sarebbe una di quelle energie pulite che tanto sogniamo, che da una scintilla iniziale produce energia culturale per generazioni e generazioni, senza mai esaurirsi, senza inquinare e senza lasciare ferite sul territorio. 

L’esatto contrario, in fondo, di quello che si ripromette di fare Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, col ministero che gli ha messo in mano il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, investito del compito nominale di traghettare il paese in una nuova condizione di sostenibilità ambientale ed economica. E quale miglior modo, deve aver pensato Cingolani, fisico pluridecorato, se non distribuire a pioggia pale eoliche per tutti il paese? Al mare e in montagna, pianure e vallate, isole e scogli: “una pala per ogni italiano” deve forse sembrargli una prospettiva appetibile e forse anche un bel motto di cui andare un giorno fiero. 

Affiancato, in questo, da una celebre associazione che dell’ambientalismo aveva fatto la sua bandiera, salvo smarrire negli anni la sua strada tradendo la vocazione originaria, Legambiente. Che nel 2014 veniva accusata di essere “una potente lobby strettamente legata alle industrie del settore delle fonti rinnovabili” da Mariarita Signorini di Italia Nostra (https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/10/legambiente-una-lobby-economico-politica-laccusa-degli-altri-ambientalisti/1003687/) . E in un’inchiesta del Fatto Quotidiano si descriveva il legame tra Legambiente e la srl “Azzero CO2”, attiva proprio con consulenze in ambito energetico e progettazione e realizzazioni di impianti di rinnovabili (https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/10/legambiente-fa-business-con-lecologia-i-dubbi-degli-esperti-e-una-onlus/1003675/ ).

Partecipazioni di Legambiente nel 2014 (Fonte: Il Fatto Quotidiano)
Partecipazioni di Legambiente nel 2014 (Fonte: Il Fatto Quotidiano)

Ecco quindi che in questi giorni abbiamo assistito alla saldatura ideologica tra il Ministro Cingolani e il Presidente di Legambiente, che hanno entrambi identificato l’unico serio ostacolo alla “palificazione” (ecologica, ci mancherebbe) del territorio nazionale: le norme di tutela del patrimonio e del paesaggio.

Sappiamo tutti che la tutela del patrimonio e del paesaggio è garantita dalla Costituzione della Repubblica, che esplicita tale passaggio nell’art. 9. Esiste quindi un interesse costituzionale, nazionale, pubblico, unanimemente riconosciuto. Il mandato costituzionale dell’art. 9 poi trova attuazione nella normativa attraverso quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. E dunque non stupisce l’attacco al Codice da parte del Ministero della Transizione (MiTE), con l’iniziale previsione di escludere le soprintendenze dalle consultazioni per i progetti in aree non direttamente vincolate, al quale negli stessi giorni faceva eco il Presidente Nazionale di Legambiente, che invece metteva nel mirino direttamente le soprintendenze: “dobbiamo costruire impianti fotovoltaici ed eolici e dobbiamo farlo in fretta, ma i soprintendenti dicono sempre no” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/19/ciafani-legambiente-soprintendenze-non-blocchino-transizione-verde-con-ambientalismo-obsoleto-cingolani-basta-perdere-tempo/6202461/ ).

Impianti fotovoltaici come quello che si provò a realizzare in Puglia, a Cutrofiano (Le), nel 2010: lì il promotore, insieme alla già ricordata “Azzero CO2”, era la “Exalto Energy & Innovation”, una srl il cui amministratore delegato era Mario Gamberale, il quale era amministratore delegato anche di Azzero CO2 e consigliere nazionale di Legambiente. Allora il progetto, 26 ettari di pannelli fotovoltaici, fu bloccato da una mobilitazione trasversale di partiti, movimenti, associazioni, comitati, tra cui Italia Nostra (https://www.lecceprima.it/cronaca/petizione-contro-megaimpianti-fotovoltaici-a-cutrofiano.html).

In questi giorni i principali quotidiani nazionali (Repubblica, Corriere della Sera) hanno rilanciato la notizia della proposta di inserimento della “transizione ecologica” tra i principi costituzionali: un bel regalo a chi, nascondendosi dietro presunti principi ambientalisti, rischia di provocare una nuova devastazione del paesaggio e del patrimonio, dato che così ad essere in conflitto non saranno più un interesse costituzionale (la tutela del patrimonio e del paesaggio) e un interesse economico (la costruzione di impianti di energia alternativa), ma due interessi costituzionali. Va da se che l’operazione rinforza questo secondo interesse, non certo il primo.

Non ci sembra un caso che questa bella idea sia venuta a qualcuno dopo i nostri appelli al Presidente della Repubblica e al Ministro Franceschini (https://www.archeologi.org/semplificazionevstutela) di intervenire, ciascuno per quanto di propria competenza, per garantire il rispetto della Costituzione anche in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo, dove in nome della “velocità” si rischia di danneggiare mortalmente due degli asset economici strategici del nostro paese: il paesaggio e il patrimonio.

Forse anche per questo il Ministro Franceschini ha tenuto a ricordare, parlando di questa delicata situazione, che lui al momento del suo insediamento al Collegio Romano ha giurato, esattamente come Cingolani, sulla Costituzione e che intende difendere quello che è un principio non solo morale, ma costituzionale: la tutela del patrimonio e del paesaggio. D’altronde sembra che il Ministro della Cultura stia procedendo nella direzione di assicurare velocità e rapidità di esecuzione ai progetti che il Paese si attende nel futuro, e che soprattutto si attende il Presidente del Consiglio Mario Draghi: “stiamo lavorando a una serie di norme coraggiose con cui riusciremo a coniugare velocità di esecuzione e difesa del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico, che fa dell’Italia una delle mete più desiderate al mondo”.

Nessun arretramento sul fronte della tutela, quindi, di fronte all’azione di Cingolani (oggi) e di chiunque (domani) abbia intenzione di andare in deroga alle norme di tutela per una nuova aggressione al paese in nome di una ripresa economica che per i nostri territori, già abbastanza fragili e delicati, si tradurrebbe in danni devastanti, oltre che per il patrimonio culturale ed il paesaggio, anche per la nostra economia (fatichiamo un po’ ad immaginare il turismo d’eccellenza passare dai romantici tramonti sulle dolci colline toscane a sinistri profili trapuntati di scheletriche dita in perenne movimento). Da questo punto di vista, sebbene in linea di principio riteniamo opportuno e buona prassi che si usino norme, regole e procedure ordinarie, la nascita di una soprintendenza unica nazionale, dedicata alla gestione dei progetti inclusi nel PNRR, come tutte le procedure straordinarie da giudicare alla prova dei fatti, potrebbe andare nella direzione di coniugare le esigenze di tutela con quelle di realizzare comunque le strutture necessarie ad una produzione di energia pulita che non produca danni diversi sui territori. Se si riuscirà ad evitare cortocircuiti con le soprintendenze territoriali, che obiettivamente non potranno essere felici di questa soluzione, il nuovo organismo, con alcuni opportuni interventi, può potenzialmente coniugare rapidità di intervento nelle azioni di tutela e velocità di esecuzione dei progetti da realizzare.

Abbiamo apprezzato le nette parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in una recente lettera indirizzata al settimanale “Vanity Fair”: “gli insulti al paesaggio e alla natura”, ha dichiarato il Capo dello Stato, “oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità. (…) Non c’è transizione ecologica senza rispetto per la nostra ricchezza culturale e paesaggistica”. Proprio a Sergio Mattarella ci eravamo appellati pochi giorni fa affinché vigilasse, dall’alto della sua autorevolezza e autorità istituzionale, sugli atti normativi legati al PNRR affinché non si prevarichino, in nome di esigenze diverse, altri fondamentali interessi nazionali. 

In ogni caso, l’Associazione Nazionale Archeologi è già pronta, insieme ad altre associazioni del settore, sindacati e comunità di cittadini, a mettere in campo ogni iniziativa utile a fermare i nuovi barbari che, esattamente come i loro predecessori 1600 anni fa, si apprestano al nuovo saccheggio dei tesori (questa volta culturali) del nostro paese.