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| L'ANA A BONDI: NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI POMPEI |
Inserito il 16 aprile 2010 alle 19:24:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHEOLOGI A BONDI: NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI POMPEI
COMUNICATO STAMPA
Seguiamo con preoccupazione l'annuncio del Ministro Bondi di voler affidare Pompei ad una fondazione e di auspicare l'ingresso dei privati nella gestione del sito.
Il parallelo richiamato dal Ministro con il caso di Ercolano è del tutto fuori luogo: lì il miliardario americano Packard è intervenuto per aiutare economicamente un sito in difficoltà. Da generoso e disinteressato mecenate con il suo sostanzioso contributo economico sta sostenendo importantissimi progetti di restauro e valorizzazione del sito, senza ricavarne alcun profitto né esautorare la Soprintendenza, anzi sostenendola.
Nel caso di Pompei si prospetta tutt'altro: “il Ministro Bondi – denuncia il Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Tsao Cevoli - parla del coinvolgimento di banche italiane e internazionali e grandi gruppi. E' ovvio che non si tratta di soggetti disinteressati. Essi non interverranno a Pompei per sostenerla, ma per ricavarne dei profitti. Si prospetta, insomma, una ennesima privatizzazione del patrimonio culturale italiano sul modello Alitalia: i costi, come gli stipendi dei custodi, resteranno a carico dei cittadini italiani, mentre i profitti andranno alle banche e alle multinazionali. Chiediamo al Ministro di chiarire al più presto i dettagli dell’operazione e le misure che intende adottare per scongiurare questo rischio”.
Il quadro è completato dalla proroga del Commissariamento, che a Pompei come ovunque, continua a svuotare delle loro funzioni le Soprintendenze e derogare alle norme del Codice degli appalti pubblici e del Codice dei Beni Culturali, abbassando il livello di guardia della tutela.
“In Italia - conclude il Presidente Cevoli - si sta lentamente consumando il disimpegno dello Stato nella tutela e nella gestione dei beni culturali diffusi sul territorio, mentre i fiori all’occhiello l’uno dopo l’altro stanno passando nelle mani dei privati. Essendo Pompei il sito archeologico più visitato d'Italia, è ovvio che i suoi introiti fanno gola a molti”.
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