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Comunicato Stampa ANA sul recente recupero di reperti archeologici da parte della Guardia di Finanza
Inserito il 03 gennaio 2010 alle 00:16:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

L'Associazione Nazionale Archeologi esprime soddisfazione per l’ottima riuscita dell’operazione "Augusto Imperatore", condotta dalla Guardia di Finanza, operazione che, al termine di una complesse indagini, ha portato al recupero di 1670 manufatti archeologici databili dal IX secolo a.C. all'età imperiale romana, trafugati da aree sepolcrali nel Sud e nel Nord-Est della nostra penisola, il cui valore economico stimato sembra superare alcuni milioni di euro, mentre incalcolabile è il loro valore culturale e storico.
L'inchiesta, partita dal 2007, ha visto la collaborazione degli Stati Uniti, ove parecchi manufatti erano stati trasferiti illegalmente, in particolare delle città di Wallingford e Meriden nello Stato del Cunnecticut. Tra gli altri reperti recuperati negli Stati Uniti citiamo un ricco corredo funerario del VI-V secolo a.C. proveniente da un sepolcro gentilizio dell'area campana.
In tutto sono 19 le persone arrestate, fra cui i due presunti responsabili del furto del busto di Augusto, che ha dato il nome all'operazione, provenienti dalla provincia di Caserta, accusati di intessere i rapporti con i complici negli Stati Uniti e di tenere le fila di una complessa rete criminale, che era in procinto di trasferire in Austria anche altri manufatti provenienti da altri scavi clandestini.
L’operazione ha portato di nuovo alla ribalta dei media la questione dei traffici illeciti di reperti archeologici che oggi sono gestiti da vere e proprie organizzazioni criminali, le cosìddette “archeomafie”, una definizione che deriva dalla constatazione che il furto di opere d'arte e di reperti archeologici, che provengano da un museo o da uno scavo, è solo il primo di una lunga serie di passaggi che, attraverso il mercato clandestino, porta queste opere nelle mani di spregiudicati collezionisti o curatori di musei.
Tali traffici, come confermano anche dichiarazioni di alcuni tra i massimi esponenti delle istituzioni preposte alla lotta alla mafia, tra cui il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, sembrano essere divenuti una delle maggiori attività lucrative illecite delle organizzazioni criminali a stampo mafioso.
La notizia dell’operazione “Augusto Imperatore”, vista la mole enorme di reperti sequestrati e la disinvoltura con cui i trafficanti sono sembrati muoversi per i loro traffici, ci induce ancora una volta a rilevare con amarezza quanto grave e diffuso sia in Italia il fenomeno di scavi clandestini e di traffici illeciti di reperti archeologici e di quante complesse reti criminali essi godano.
Sfogliando gli ultimi anni del rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, si rileva che il numero di indagati per tali reati è progressivamente aumentato negli ultimi anni. Tra le regioni più colpite risultano il Lazio, la Campania, la Toscana, la Lombardia e il Piemonte. I furti e gli scavi clandestini sono aumentati. Per fortuna aumentano anche i recuperi, grazie ad un’azione repressiva sempre più efficiente delle nostre forze dell’ordine. Dai dati emerge anche che nel nostro paese si scoprono almeno tre reati al giorno legati al patrimonio culturale. Ed il numero dei reati individuati è assolutamente inferiori rispetto alla reale portata del fenomeno. Basta consultare, infatti, internet per rendersi conto delle dimensioni preoccupanti della compravendita illegale di materiali archeologici. Tale stato di cose è particolarmente evidente nel caso della pratica del metal-detecting, ove ormai frequentissime e palesi sono le violazioni delle leggi preposte alla salvaguardia dei beni culturali.
Evidente è anche la sproporzione tra il numero di crimini contro il patrimonio culturale e le risorse economiche ed umane dedicate al contrasto di tali crimini, inadeguate anche per quanto riguarda le forze dell’ordine, che riescono ad ottenere successi straordinari rispetto alla loro situazione di grave deficit di organico e di risorse economiche. A ciò si aggiunga che nel nostro Paese mentre numerosi criminali occasionali o legati ad organizzazioni criminali di stampo mafioso, portano a segno scavi clandestini, rimanendo purtroppo spesso impuniti, paradossalmente gli archeologi liberi professionisti spesso non sono messi in condizione di poter, invece, condurre regolari ricerche archeologiche, essendo tutt'oggi privi di un adeguato riconoscimento e regolamentazione legislativa della professione, e dovendo spesso sottostare a contorti iter burocratici, che non di rado li portano ad essere battuti sul tempo dai tombaroli ed archeocriminali.

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