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Stampa > dal 1 gennaio contributi più cari: la denuncia degli archeologi
Inserito il 12 dicembre 2009 alle 09:30:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Dal 1 gennaio contributi INPS più cari per molti archeologi e per le altre professioni non regolamentate. La denuncia sulla stampa di Salvo Barrano, Presidente ANA Lazio.

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LA CRISI E I PRECARI: PIÙ DOVERI, MENO DIRITTI
DAL PRIMO GENNAIO CONTRIBUTI PIÙ CARI

Tra meno di un mese, il primo gennaio 2010, scatterà l’ennesima beffa per oltre un milione di lavoratori atipici. Una sorta di tassa generazionale che prevede l’innalzamento dei contributi per gli iscritti al fondo gestione separata dell’Inps, senza che aumentino di una virgola le tutele per chi versa. Malattia, ammortizzatori sociali, cassa integrazione, Tfr, congedi parentali, pensioni: poco o niente di tutto ciò per co.co.pro., associati in partecipazione e partite iva senz’albo, preferibilmente sotto i cinquant’anni. In compenso un obolo sempre più pesante per mantenere le prestazioni a favore dei padri e dei nonni, gli ipergarantiti.

Alla faccia delle misure anticrisi e del sussidio per i co.co.pro, tanto sbandierato dal Governo, i cui effettivi beneficiari si sono rivelati nel 2009 poco più di un migliaio. E mentre Tremonti invoca lo slogan “posto fisso per tutti” migliaia di dipendenti e parasubordinati perdono il lavoro, i precari di scuola e università rimangono a casa e i contributi per gli atipici aumentano inesorabilmente. Proprio Tremonti, quello che qualche anno fa proponeva l’ipoteca
sulla prima casa per finanziare i consumi delle famiglie, salvo poi rimangiarsi tutto per presentarsi come colui che aveva profetizzato la crisi. Il suo intervento di fatto si è rivelato l’ennesima provocazione per sferrare un attacco ad una visione riformista, a chi crede che una flessibilità regolata e tutelata sia meglio del miraggio del posto fisso.

L’unico effetto delle esternazioni tremontiane è stato quello di far azzuffare tutti contro tutti per un paio di settimane, per poi lasciare il vuoto più assoluto, che ha azzerato in un sol colpo decenni di dibattito sulla necessità di un welfare moderno. Un welfare forte ed equo dove trovi spazio una flessibilità sicura, i cui vantaggi ricadano anche sui lavoratori, e non solo sulle imprese, come provocato prima dalla legge Treu e poi dalla legge 30.

E mentre giornalisti, sindacati e industriali abboccavano alla conversione neo-assunzionista di Tremonti, nessuno si è sognato di denunciare l’aumento secco e ingiustificato dei contributi per gli atipici, costretti a far fronte alla crisi senza tutele e senza nessuno che li rappresenti. Anzi il ministro Sacconi ne ha addirittura proposto un ulteriore innalzamento.

Come se la crisi in Italia avesse colpito tutti - dipendenti, operai, commercianti, imprese, perfino banche e assicurazioni - meno che una categoria non meglio identificata: gli atipici. Quelli che sarebbe meglio definirli per negazione, quelli né abbastanza giovani né abbastanza vecchi, quelli che non
hanno voce.

Atipici, invisibili, afoni anche. Ecco, proprio per questi la crisi non esiste: loro possono pagare di più!

Salvo Barrano
(l'UNITA', venerdì 11 dicembre 2009, pag. 17)

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