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ANA > Documento su archeologia preventiva
Inserito il 10 dicembre 2009 alle 21:21:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Comunicato ANA sull'archeologia preventiva.
Delibera del Direttivo Nazionale riunitosi in data 28 novembre 2009. Approvato dalla Segreteria Nazionale.

Per leggere o scaricare il documento in PDF
http://www.archeologi.org/public/ANA_Archeologia_Preventiva_dic_2009.pdf

Qui sotto è possibile leggerlo in formato olo testo: >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

ARCHEOLOGIA PREVENTIVA: PRIMA LA CATEGORIA

Sono passati ormai ben sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a giugno di quest’anno, del “regolamento” sull’archeologia preventiva (D.M. n.60 del 20/03/2009), che prevede l’istituzione presso il MiBAC di un elenco di soggetti abilitati alla raccolta e all’elaborazione dei dati per la verifica archeologica preventiva (ricerche d’archivio, fotointerpretazione, prospezioni, carotaggi, saggi preventivi, etc.).

Per le opere sottoposte al codice dei contratti pubblici (grandi infrastrutture e opere pubbliche) le stazioni appaltanti, d'ora in avanti, saranno tenute a verificare preliminarmente l’impatto archeologico, consegnando alla Soprintendenza competente una relazione a firma di un soggetto iscritto all’elenco. Possono iscriversi i dipartimenti universitari di archeologia ed i “soggetti in possesso del diploma di laurea e del diploma di specializzazione in archeologia o di dottorato in archeologia”. La norma dovrebbe consentire una maggiore tutela del patrimonio, una migliore organizzazione degli interventi ed un complessivo aumento delle opportunità di lavoro per gli archeologi.

Con un comunicato ufficiale di luglio l’ANA, pur accogliendo favorevolmente l’introduzione dell’obbligo della verifica preliminare dell’interesse archeologico per le grandi opere e l’istituzione di un elenco a garanzia della qualità degli interventi e della trasparenza degli affidamenti, ha espresso, tuttavia, anche una serie di riserve su molti aspetti del provvedimento: sono stati denunciati, in particolare, i rischi di una concorrenza sleale tra università e professionisti, nonché la ricaduta limitata del provvedimento, che interesserà solo un settore specifico delle attività archeologiche, lasciando, invece, in uno stato di disomogeneità e deregolamentazione il resto degli interventi, in particolare le fasi di assistenza e di indagine archeologica vera e propria nel corso della successiva realizzazione delle opere, e lasciando privi di qualsiasi forma di riconoscimento e regolamentazione tutti gli archeologi senza dottorato o specializzazione, discriminati rispetto ai docenti di ruolo e ricercatori confermati, per i quali il decreto prevede l’iscrizione all’elenco “ancorchè non in possesso” di tali requisiti.

Il 4 agosto 2009 la Confederazione Italiana Archeologi ha lanciato un appello al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On. Sandro Bondi per chiedere “un’urgente modifica del decreto” e consentire l’iscrizione all’elenco anche per i “soggetti imprenditoriali che operano nel settore”, ravvisando “una illegittima discriminazione [...] in danno dei soggetti che operano in forma di studi professionali e di imprese a vantaggio degli Istituti Universitari” e lamentando il fatto che la norma faccia “riferimento soltanto a singole persone fisiche, non contemplando quindi gli studi professionali, le società e le cooperative archeologiche”. Contestualmente ha iniziato a diffondere in internet un modulo, non ufficiale, per l’inserimento delle ditte, società o cooperative archeologiche nell’elenco del MiBAC, benché il decreto ministeriale non preveda tali soggetti e la competente Direzione Generale per i Beni Archeologici non abbia ancora diffuso alcuna nota ufficiale in merito né alcun tipo di modulo.

Per quanto riguarda l’inserimento degli “studi professionali”, invocato dalla CIA, vale la pena ricordare che a tutt’oggi gli studi professionali restano, purtroppo, una prerogativa riservata ai professionisti iscritti a un albo o a un ordine professionale, e quindi non possono essere legalmente costituiti da archeologi, perché non hanno né un ordine né un albo. Tra l’altro la CIA si è sempre in più occasioni fermamente espressa contro l’istituzione di un albo degli archeologi.

L’Associazione Nazionale Archeologi esprime stupore per il fatto che un’organizzazione nata con l’intento di promuovere la figura dell’archeologo e di tutelarne la professionalità, si lanci in appelli in favore di imprese, cooperative e studi professionali, che non hanno certo bisogno delle associazioni di archeologi per tutelare i propri interessi. È significativo, infatti, che l’appello sia stato prontamente sottoscritto da due associazioni che rappresentano, più che legittimamente, gli interessi dei datori di lavoro: Ancpl-Legacoop, associazione di imprese cooperative, e OICE, associazione aderente a Confindustria, che riunisce le più grandi organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica.

L’ANA considera le imprese e le cooperative archeologiche un asset fondamentale del comparto, oltre che un importante segmento del mercato del lavoro, ma ritiene che compito di un’associazione professionale sia tutelare prima di tutto gli archeologi di base e che nel caso di azioni che possano determinare forti ricadute sui singoli professionisti, sia doveroso consultare preventivamente la categoria, aprendo un dibattito serio, aperto e democratico.

Nel caso di un eventuale ingresso anche delle imprese nell’elenco dei soggetti abilitati alla valutazione archeologica preventiva, come chiesto dalla CIA, gli archeologi, in mancanza di reali e concrete garanzie e tutele, sarebbero completamente schiacciati dalla doppia concorrenza di università e imprese, privati anche in questo settore di qualsiasi prospettiva o speranza di affermazione professionale.

Tutti sappiamo, inoltre, che oggi il mercato del lavoro, e non solo nel campo archeologico, è purtroppo molto penalizzante per il lavoratore, inquadrato nella maggior parte dei casi con forme contrattuali precarie e discontinue, prive di tutele e di diritti. Promuovere iniziative a favore dei datori di lavoro in una situazione di questo tipo non equivale purtroppo a migliorare automaticamente le condizioni per gli archeologi. La realtà è che molte imprese ricorrono ai più disparati contratti cosiddetti “atipici” per inquadrare il lavoratore nelle forme meno onerose e impegnative, anche se queste calpestano ed umiliano la professionalità e la dignità degli archeologi, a cominciare dal trattamento economico. Lanciarsi, pertanto, in appelli in favore delle imprese, senza prevedere e pretendere preventivamente da parte loro concrete garanzie a favore dei lavoratori e dei professionisti, è a nostro avviso rischioso e ingiustificato.

È incomprensibile che si contesti una misura che, pur con tutti i limiti e i difetti che già abbiamo sottolineato, per la prima volta riconosce un ruolo agli archeologi in quanto persone fisiche e professionisti qualificati, mentre contemporaneamente si promuovano iniziative che ripropongano l’attuale schema, fortemente squilibrato a favore delle imprese e delle cooperative. Prima di sostenere appelli in favore dei datori di lavoro, occorrerebbe, infatti, verificare quante di queste imprese e cooperative applicano delle forme contrattuali eque e non ricorrano piuttosto alle più estreme forme di precarietà, anche su cantieri impegnativi e rischiosi o sulle grandi infrastrutture in via di realizzazione.

L’Associazione Nazionale Archeologi si impegna affinché tutti i soggetti che operano in forma di studi professionali, di società o di cooperative archeologiche o in qualsivoglia altra forma applichino contratti equi, rispettosi della dignità e della professionalità degli archeologi, e si avvalgano di collaboratori con adeguata formazione ed esperienza.

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