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Eco di Bergamo > intervista sui problemi degli archeologi
Inserito il 01 aprile 2009 alle 00:41:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Intervista di Roberto Knobloch, membro del Comitato ANA Lazio all'Eco di Bergamo (23.03.2009) sui problemi degli archeologi e la mancanza di riconoscimento e tutele per la professione..

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Ma in Italia Indiana Jones non esiste
V.G.
L'Eco di Bergamo 29/03/2009

L'archeologo? In Italia, una delle professioni meno tutelate e «garantite» in assoluto. Alle superiori, molti studenti, non solo del classico, si scoprono appassionati di questa disciplina. Non è solo effetto Indiana Jones. Viviamo nel Paese che possiede più beni artistico-culturali al mondo, più siti dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità. E tuttavia bisogna fare i conti con le condizioni concrete del mercato del lavoro. Anche fini di «orientamento professionale» avevano gli incontri organizzati dal Collegio Sant'Alessandro, tra cui quello con la professoressa Paola Piana Agostinelli e il dottor Roberto Knobloch (vedi sopra) Ha avuto coraggio, Knobloch. Nato a Bergamo nell'80, maturità classica nel 99 al Sant'Alessandro, si laurea in Lettere classiche all'Università di Milano e quindi si iscrive alla Scuola cli specializzazione in Archeologia a Roma, ove vive e lavora, «La situazione dell'archeologo è particolarmente difficile», ci dice, «soprattutto in Italia. Nonostante abbiamo un codice dei Beni culturali che è tra i migliori al mondo per la salvaguardia del patrimonio archeologico, la tutela della professione non è minimamente garantita. Addirittura, nel codice, l'archeologo, come figura professionale, neppure compare». Albo professionale? «Non esiste. Un problema gravissimo. Gli archeologi, se lavorano sugli scavi, sono assimilati agli edili. Se lavorano per il Ministero, vanno a finire in Assotecnici, se lavorano nell'università sono assimilati agli universitari. Come categoria professionale autonoma gli archeologi è come se non ci fossero». In questo momento, in particolare, «la nostra professione è in uno stato di grave difficoltà. Causa il disimpegno di Stato e finanza pubblica, i tagli, molto gravi, al Ministero. Così che le Sovrintendenza archeologiche hanno grosse difficoltà anche ad esercitare la tutela, a garantire la difesa del patrimonio quanto il lavoro dell'archeologo». Altro problema più generale: «Gli archeologi sui cantieri prima lavoravano in cooperative di scavo. Ora mol ti lavorano come singoli, ma, con le nuove norme, tipo legge Biagi, siamo tutti costretti ad aprire la partita Iva. Paghiamo un sacco di tasse, come fossimo liberi professionisti, dentisti o avvocati, pur avendo compensi infinitamente più bassi. Oltre a non avere una serie di tutele: maternità per le donna, ferie e malattie pagate». Sbocchi professionali: università? «Non assume più, è satura». Il ministero dei Beni culturali? «Non è in grado di assumere: ha appena bandito un concorso per archeologi: trenta posti in tutt'Italia. Non so quante migliaia di persone si sono iscritte. L'unico sbocco concreto che rimane per ora è l'archeologo da scavo, che lavora sui cantieri archeologici; che, soprattutto, fornisce assistenza archeologica nei lavori tipo grandi opere, lavori edili in aree a rischio archeologico». Possibilità concrete? «Per ora il lavoro c'è. Ma essendo così malpagato, privo di garanzie, la gente è molto disincentivata. Inizia a fare questo lavoro dopo la laurea o la scuola di specializzazione, va avanti per qualche anno, poi è costretta ad abbandonare e ripiegare su una professione più tutelata». Recentemente, la categoria è stata protagonista di una risentita reazione contro la proposta del ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, di commissariare le Soprintendenze archeologiche di Roma e di Ostia. Un effetto, la proposta del ministro ai Beni culturali, l'ha sicuramente ottenuto. Si è infatti costituito un Coordinamento che coinvolge le due maggiori organizzazioni di categoria, l'ANA (Associazione Nazionale Archeologi) ala CIA (Confederazione Italiana Archeologi), nonché gli studenti di archeologia, le società di scavi e i liberi professionisti. Come dire «non meno di duemila archeologi, i precari per definizione, i plurilaureati che sanno scavare nel passato e pagati qualche euro l'ora. Il Coordinamento ha approvato all'unanimità un documento nel quale, oltre a contestare l'ipotesi commissariamento, si chiede il riconoscimento della figura professionale e del ruolo sociale dell'archeologo, riconoscimento che nei Paesi più avanzati è da sempre codificato».

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