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MiBAC > Le proteste bloccano per il momento la nomina di Resca e la riforma del MiBAC
Inserito il 30 novembre 2008 alle 15:12:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

La forte contrarietà del mondo dei beni culturali spinge il Consiglio dei Ministri a rinviare la riforma del MiBAC e l'istituzione del Supermanager dei musei.

Nella seduta del Consiglio dei Ministri di venerdì 28 novembre salta, rinviata a nuova data, l'approvazione dell'ennesima riforma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che prevedeva, tra l'altro, l'istituzione della figura del super-manager, che il ministro Bondi ha individuato nell’ex responsabile di McDonald’s Italia Mario Resca.

Il super-manager è contestato anche dal Consiglio superiore dei beni culturali e da Salvatore Settis che lo presiede.

Contro la proposta di riforma in pochi l’Associazione Bianchi Bandinelli, fondata da Argan, ha raccolto migliaia di firme in Italia e all'estero, da parte di archeologi, storici dell'arte, professionisti dei beni culturali, studiosi e persone che hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. In soli 11 giorni si sono superate le 6000 adesioni.

Proprio grazie a questa ampia mobilitazione il testo della riforma è stato rimandato di nuovo al Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici, per riprendere poi l'iter parlamentare.

Intanto la Cgil Beni culturali e la Uil Beni culturali, distintamente, giudicano assurdo e contro l’esercizio del libero pensiero l’intervento di Gabriella Carlucci, del Pdl: per la deputata chi ha firmato il testo, non condivide la linea del ministro e ha incarichi pubblici (quindi lavora nel ministero ma anche all’università) dovrebbe dimettersi.

L'Associazione Bianchi Bandinelli, ribatte alla Carlucci: «I firmatari non sono affatto miopi e antiquati: il progetto di messa a reddito dei beni culturali sotteso alla nomina del super-manager conduce alla riduzione delle opere d’arte in merce, in prodotti soggetti alle leggi del mercato, da sfruttare oggi senza pensare al futuro. Ad avere la vista corta è l’on. Carlucci».

Quanto alla figura del Supermanager e alla eventuale nomina di Resca, la Uil Beni Culturali sottolinea che Resca ha un curriculum di tutto rispetto, ma poco pertinente al settore dei beni culturali e chiede al ministro Bondi di rivalutare l’ipotesi di una selezione internazionale, come il Ministro aveva preannunciato nei mesi scorsi.

“Resca – dichiara il segretario generale UIL Beni Culturali Gianfranco Cerasoli - ha sicuramente un grande curriculum ma qualcuno potrebbe e anzi avrebbe ragione a dire che c'azzecca”. “Resca ha certo grandi capacità manageriali ma la direzione generale ai musei e alla valorizzazione è cosa diversa, ha bisogno di un tecnico dotato di elevate competenze tecnico scientifiche e di una autorevolezza riconosciutagli in campo nazionale e internazionale. Personalmente pur ribadendo la mia posizione favorevole alla creazione della nuova direzione generale, dico che se questa è l’intenzione del ministro Bondi, il ministero o meglio i Beni culturali, la rete dei musei e la stessa valorizzazione avranno non pochi problemi”.

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Per sottoscrivere l’appello dell'Associazione Bianchi Bandinelli basta spedire una e-mail all’indirizzo: appello@bianchibandinelli.it indicando Nome, Cognome, Qualifica o Istituzione di appartenenza, Città.

L’elenco dei firmatari (senza le e-mail) apparirà sulla pagina:
http://www.bianchibandinelli.it/appello_super-manager_musei.htm

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il testo dell'appello

APPELLO PER LA SALVAGUARDIA DEI MUSEI E
DEI BENI ARCHEOLOGICI E ARTISTICI IN ITALIA

L’istituzione della figura del 'super manager' con i poteri assoluti che gli vengono delegati nell’ambito della nuova "Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione" e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico che la sottende sono scelte profondamente sbagliate nel presente e irrimediabilmente dannose nel futuro.

Vedere equiparato a merce di scambio quel patrimonio e insieme cancellata la sua tradizione di tutela provoca un senso di forte disagio e una ferma reazione di rifiuto.

La necessaria riforma della gestione dei beni culturali in Italia deve assicurare valore alle competenze e alla formazione tecnico-scientifica e nel contempo alle istanze storiche ed educative della valorizzazione, in modo da garantire la conservazione nel presente e la consegna al futuro delle opere, e da impedirne lo svilimento e il degrado.

Chi amministra e governa il paese non ha la potestà di mettere a rischio il patrimonio che ha garantito all’Italia una posizione primaria nella cultura occidentale, minacciando quell’insieme straordinario, costituito dalle opere e dai loro contesti, dalle loro vicende storiche e conservative, territoriali e museali. Ciò non significa escludere la collaborazione di competenze in grado di assicurare un adeguamento delle risorse, ma significa guardarsi dal pericolo di innescare meccanismi di consumo a perdere.

Un’eredità unica e inalienabile non può essere equiparata a qualsiasi altra forma di capitale, neppure col pretesto della grave crisi economica.

La comunità scientifica internazionale dichiara il proprio sconcerto e richiede la revoca immediata di tale Direzione generale, denunciando la necessità di un radicale ripensamento.

Roma, 17 novembre 2008

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Il Curriculum di Mario Resca

Mario Resca è nato nel 1946 a Ferrara. Suo padre faceva l’operaio, sua madre era casalinga. Comincia a lavorare a 12 anni, dando ripetizioni, poi fa il macellaio. Grazie ai voti eccellenti ottiene una borsa di studio per studiare alla Bocconi di Milano. Compagni di università sono Claudio Demattè, Mario Monti, l’editore Alessandro Dalai. Mario Resca al secondo anno si sposa e ha il primo figlio. A 22 anni ha la seconda figlia. Nel corso di Resca erano partiti in 600, ma alla laurea in quattro anni arrivano solo in quattro e lui è uno di quelli.

Nel 1968, un anno prima di laurearsi in economia e commercio presso l’Università Bocconi, inizia la sua carriera come giornalista economico presso Espansione (Mondadori-McGrow Hill). Dopo la laurea passa alla Chase Manhattan Bank di David Rockfeller. Lavora nelle sedi di Londra e New York e nel 1972 è a capo dell’Ufficio Fidi a Roma. Torna a Milano. Lavora per una finanziaria del gruppo Fiat come merchant banker. L’anno successivo viene nominato “second vice president”. Partner di Egon Zehnder, leader mondiale nella ricerca di dirigenti di alto livello per 15 anni, dal 1976, assume prima la responsabilità della filiale italiana e poi anche quella di Merger & Acquisition Worldwide. Durante questo periodo è anche consigliere di amministrazione di Lancôme Italia, del Gruppo RCS Corriere della Sera e del Gruppo Versace. È inoltre presidente della Sambonet SpA e della Kenwood Italia SpA. Dal 1995, quando diventa presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia, rilancia e sviluppa il marchio nel paese. Già nel 1996 vengono aperti 10 nuovi ristoranti e l’anno successivo sono acquisiti gli 80 ristoranti della catena “Burghy” dal Gruppo Cremonini, che diviene fornitore di carne bovina. È il primo caso di acquisizione di un concorrente effettuata da McDonald’s nel mondo e, soprattutto, il primo passo di una strategia che porterà McDonald’s Italia a fornirsi, per oltre l’85%, di materie prime nazionali, diventando un sostenitore del settore agroalimentare italiano. Con l’espansione McDonalds arriva a contare oltre 350 ristoranti in Italia.

È stato presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia dal 1995 al 2007, presidente della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia sino al 2005 e commissario straordinario del Gruppo Cirio-Del Monte dal 2003 al 2007.

Attualmente è presidente di Confimprese, Casinò di Campione d’Italia, American Chamber of Commerce in Italia e Italia Zuccheri, Consigliere di ARFIN, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ENI, del Gruppo Mondadori e dell´Upa, l´associazione delle aziende che investono in pubblicità.

Nel precedente Governo Berlusconi il suo nome è in ballo sia per la poltrona di numero uno della Farnesina che per quella di presidente della Rai.

Nel 2002 è stato nominato dal Presidente della Repubblica Cavaliere del Lavoro.

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