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Gli archeologi e i ritardi delle grandi opere
Inserito il 22 agosto 2008 alle 04:17:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Sul Corriere della Sera una polemica sui ritardi e gli ostacoli provocati dagli scavi archeologici nei cantieri edili ed infrastrutturali..

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Da IL CORRIERE DELLA SERA, 21 agosto 2008
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"Gli archeologi e le grandi opere. Quando l'anfora blocca il cantiere"

Dal Pincio a Venezia, ritrovamenti e stop contestati. Cacciari: accanimento terapeutico da certe soprintendenze

ROMA — Archeologia e grandi opere, dialogo difficile in una terra chiamata Italia. Roma, mattina del 1 dicembre 1999. Il custode della discarica di via della Pisana corre a chiamare i Carabinieri. Tra vecchi televisori e bici arrugginite ha trovato un'anfora bollata, pezzi d'intonaco decorato, mattoni marchiati d'epoca romana.

«Vengono sicuramente dal cantiere del parcheggio del Gianicolo», deducono al comando della Tutela del patrimonio culturale. «Qualcuno» ha eliminato altri ostacoli per un'opera fortemente voluta dal sindaco Francesco Rutelli in vista del Giubileo del 2000, osteggiata dal ministro per i Beni culturali Giovanna Melandri a suon di ispezioni archeologiche e contestata da Giulio Andreotti che sulla sua rivista «30 giorni» parla di profanazione di luoghi sacri dal martirio dei primi cristiani. Anno 2008: il parcheggio ora è lì, funzionante da otto anni. Ma chissà quanti altri pezzi e pezzetti sparirono da quel cantiere, dicono i maligni. L'ultimo capitolo del confronto è sempre romano: un altro mega-parking da settecento posti, progettato al Pincio dalla giunta Veltroni e ora in via di attuazione con Alemanno, rischia lo stop per la cittadella romana riemersa durante i sondaggi. Creando un bel problema al neosindaco del centrodestra. Se dirà di sì, urla Vittorio Sgarbi, «smentirà se stesso realizzando un'Ara Pacis di Meier-bis».

Dello stesso parere Vittorio Ripa di Meana e «Italia nostra». Se dirà di no dovrà vedersela con i 10 milioni di euro di penale da pagare ai costruttori. Sempre a Roma, in piazza Venezia dovrà cambiare il progetto della Metro C: non si può distruggere la vasta scalinata imperiale lì ritrovata. Incerto ancora l'indirizzo della variante. A Mestre il sindaco Massimo Cacciari lunedì ha telefonato, in bicicletta e davanti ai giornalisti durante il sopralluogo ai cantieri del nuovo tram, al soprintendente Luigi Fossati sollecitando una decisione sui reperti di via Cappuccina: lì le ruspe sono ferme. E che ne dice Cacciari? «Che i lavori pubblici in Italia soffrono per mancanza di fondi, per l'ostilità dell'opinione pubblica. E per l'accanimento terapeutico dimostrato da certe soprintendenze. Noi a Venezia abbiamo ottimi rapporti con gli uffici. Ma negli anni ho visto cose che non stanno né in cielo né in terra».

La sua formula, Cacciari? «Usare la materia grigia. Se si trova la Venere di Milo, è ovvio fermarsi. Ma se ci imbattiamo in un muretto del '700... diciamolo, per favore, si può anche buttare giù». A Milano invece si sono appena sbloccate, dopo mesi, le procedure per i parcheggi di piazza Meda (ritrovato un quartiere artigianale di età romana, fece scalpore il talismano di Abraxas su diaspro nero del IV secolo dopo Cristo riapparso tra la polvere) e piazza XXV Aprile (bastioni spagnoli del '500): la soprintendenza ha spostato e destinato a future esposizioni i reperti, talismano incluso, poi ha accettato che il progetto di piazza XXV Aprile prevedesse una vetrata per mostrare il muro. E a settembre si riapriranno i cantieri. Forse è questa la via, far dialogare contemporaneità con conservazione «inglobando» i reperti nelle opere?

Ne è sicuro Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista, che negli scavi della «sua» fermata Duomo della metropolitana di Napoli si è imbattuto in un tempio del I secolo avanti Cristo: «Grazie a un costruttivo confronto con la soprintendenza, si è deciso di smontarlo e portarlo a una quota visibile a tutti i visitatori. Intorno a questo "evento" abbiamo ricostruito la nuova stazione. L'architettura non può essere una guerra di religione. È un valore. Come l'architettura contemporanea». Ancora a Napoli, dopo lunghe discussioni, si riprenderà a lavorare per la fermata Municipio. Risolti i nodi della scoperta dell'area portuale romana (con tanto di resti di tre navi spostate nel 2004).

Ma esiste una soluzione al problema? Risponde Roberto Cecchi, non solo direttore generale del ministero dei Beni culturali ma anche commissario straordinario per la prosecuzione dei lavori delle metropolitane di Roma e Napoli: «È vero, talvolta in alcuni uffici emergono visioni estremizzanti. Ma nei comitati tecnico-scientifici molte contrapposizioni si sciolgono. L'importante è affrontare in tempo reale emergenze e criticità senza rimandare le decisioni alle calende greche. Questo è l'intendimento del ministro Sandro Bondi: creare un raccordo tra archeologia e ingegneria dell'oggi. Dobbiamo tutelare e proteggere rispettando le valutazioni storico-artistiche degli archeologi. Ma non possiamo incarnare l'amministrazione che tende a fermare lo sviluppo del Paese». Un esempio in positivo? «Proprio la fermata della metro di Napoli di Fuksas. Sarà la più bella del mondo. I passeggeri, prima di viaggiare, cammineranno in un tempio romano... Splendido».

Paolo Conti

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