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L'on. Madia interviene alla Camera dei Deputati sulla questione degli archeologi
Inserito il 23 luglio 2008 alle 06:20:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

L'on. Marianna Madia tiene fede ad un impegno preso con i rappresentanti dell'ANA in occasione della prima Manifestazione Nazionale degli archeologi tenutasi a Roma il 14 giugno 2008, presentando un OdG per chiedere al Governo di impegnarsi ad affrontare la questione del riconoscimento della professione di archeologo.

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TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DELL'ON. MADIA

Leggi l'intevento sul Blog dell'on. Madia
http://mariannamadia.ilcannocchiale.it/2008/07/23/per_i_beni_culturali_testo_del.html

Guarda il video dell'intervento dal sito della Camera dei Deputati
http://www.archeologi.org/public/camera_intervento_madia_22_luglio_2008.asx

MARIA ANNA MADIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, questo provvedimento si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso Ministro Bondi, pochi giorni fa di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si è detto preoccupato per i tagli operati e si è impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al Ministero con il maxiemendamento aumentano.
Nelle stesse ore in cui discutiamo questi ordini del giorno centinaia di biblioteche, archivi e musei italiani vedono il personale iniziare uno stato di agitazione contro la revoca di risorse vitali per la gestione di beni culturali così importanti.
Questo Governo sembra voler abdicare a quella che è una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali.
Se il Ministro Bondi vuole davvero cambiare rotta può compiere, con questo ordine del giorno, un piccolo passo in avanti per un ritorno dello Stato ad una politica degna di questa funzione. Questo ordine del giorno non ha costi per la finanza pubblica, ma si pone l'obiettivo di riordinare l'esercizio di una delle professioni più importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo. Oggi migliaia di archeologi italiani agiscono in un sistema completamente deregolamentato.
Chiunque oggi potrebbe fare l'archeologo in qualunque condizione: non sono previsti i requisiti, non è prevista una formazione adeguata, non è prevista la certificazione della professionalità. Tutto ciò in un settore, però, come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico.
È chiaro che la giungla normativa penalizza professionalità e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che è tra le migliori del mondo.
In attesa di un complessivo riordino, in coerenza con la normativa comunitaria, dei requisiti minimi per l'esercizio di tutte le professioni ancora non regolamentate - per i beni culturali penso immediatamente agli archivisti, ai bibliotecari, agli storici dell'arte - questo ordine del giorno intende impegnare il Governo per un riconoscimento adeguato della professione archeologica.
In realtà il legislatore, per quanto concerne gli appalti pubblici che riguardano i beni culturali, si era già posto il problema con il decreto legislativo n. 30 del 2004 che prevedeva - leggo - la definizione di specifici requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori di scavi archeologici. Tale normativa è rimasta inapplicata a tal punto che l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in un atto di segnalazione al Governo e al Parlamento lamenta la grave inosservanza relativa alla norma che prevedeva l'emanazione, da parte del Governo, di un decreto che individuasse proprio i requisiti specifici di qualificazione dei soggetti esecutori di scavi archeologici.
Se la segnalazione dell'Autorità riguarda un pezzo di normativa sugli appalti pubblici, apparirebbe incongruo che tale qualificazione delle competenze per l'esercizio della professione archeologica non si ampliasse anche al settore privato. Infatti, come è noto, il codice dei beni culturali prevede l'interesse pubblico ma anche le relative att ività di tutela per i beni all'interno dei lavori privati.
Chiaramente non si tratta della richiesta dell'istituzione di un albo per gli archeologi né tantomeno di una misura neocorporativa, ma noi riteniamo che la liberalizzazione dell'esercizio delle professioni debba contemperare la qualificazione e il miglioramento delle competenze, la tutela del consumatore cui viene offerto il servizio professionale che, in questo caso, è l'intera collettività nazionale, e l'apertura al mercato.
Questo triplice obiettivo può essere raggiunto soltanto con l'individuazione non rigida, ma flessibile e aperta, dei requisiti minimi formativi e curriculari per l'esercizio di un mestiere così delicato e importante per la tutela delle bellezze del nostro Paese.




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il Comunicato Stampa diffuso da ADN-KRONOS

FINANZIARIA: MADIA (PD), SERVE RICONOSCIMENTO GIURIDICO PER ARCHEOLOGI
Roma, 22 lug. (Adnkronos) - "La manovra economica del Governo si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso ministro Bondi, pochi giorni fa di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si e' detto preoccupato per i tagli operati e si e' impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al ministero con il maxiemendamento aumentano". Lo denuncia la deputata del Pd, componente della commissione Lavoro della Camera, Marianna Madia, intervendo sulla manovra economica alla Camera.
Questo Governo, rileva l'esponente del Pd, "sembra voler abdicare a quella che e' una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali. Per cambiare rotta chiediamo al Ministro Bondi di riordinare l'esercizio di una delle professioni piu' importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo".
Oggi migliaia di archeologi italiani, rileva, "agiscono in un sistema completamente deregolamentato. Chiunque oggi potrebbe fare l'archeologo in qualunque condizione: non sono previsti i requisiti, non e' prevista una formazione adeguata, non e' prevista la certificazione della professionalita'. Tutto cio' in un settore, pero', come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico. E' chiaro -conclude - che la giungla normativa penalizza professionalita' e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che e' tra le migliori del mondo".
Sec/Zn/Adnkronos

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il Comunicato Stampa diffuso da ANSA

MANOVRA: MADIA (PD), PENALIZZATI I BENI CULTURALI
(ANSA)
ROMA, 22 LUG - "La manovra economica del Governo si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso Ministro Bondi, pochi giorni fa di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si e' detto preoccupato per i tagli operati e si e' impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al Ministero con il maxiemendamento aumentano".
E' quanto denuncia la deputata del Pd, componente della commissione Lavoro della Camera, Marianna Madia, intervenendo sulla manovra economica alla Camera.
"Questo Governo sembra voler abdicare a quella che e' una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali. Per cambiare rotta chiediamo al Ministro Bondi di riordinare l'esercizio di una delle professioni piu' importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo. Oggi migliaia di archeologi italiani agiscono in un sistema completamente
deregolamentato. Tutto cio' in un settore, pero', come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico. chiaro - conclude la parlamentare - che la giungla normativa penalizza professionalita' e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che e' tra le migliori del mondo".

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