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ANA > Riunione per la costituzione del COMITATO EMILIA ROMAGNA
Inserito il 26 giugno 2008 alle 22:46:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Sabato 19 luglio si terrà a Bologna, presso la Libreria Archeologica Volumina in via Arienti 2, la riunione per la costutuzione del Comitato ANA Emilia Romagna.
Il Comitato nasce da una riunione preliminare svoltasi a Bologna il 31 maggio scorso e dalla partecipazione attiva di alcuni colleghi dell'Emilia Romagna alla Manifestazione
Nazionale di Roma.

Al termine della riunione si eleggeranno i primi rappresentanti regionali dell'ANA per l'Emilia Romagna. Tutti gli archeologi e gli studenti di archeologia sono invitati a partecipare.

info:
Giovanna Vigna 347/1155168, info@archeologialibri.com
associazione@archeologi.org

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RESOCONTO DELLA RIUNIONE PRELIMINARE
del 31 maggio 2008

Sabato 31 maggio 2008 a Bologna, presso la libreria archeologica Volumina, si è svolto un dibattito pubblico sulla professione dell’archeologo a cui hanno preso parte come rappresentanti dell’ANA il Coordinatore Nazionale Francesco Scelza e due rappresentanti del direttivo ANA Lazio. Hanno partecipato alla riunione esponenti del mondo archeologico dell’Emilia Romagna, provenienti soprattutto dalla Provincia di Bologna e dalla Romagna ed alcuni rappresentanti di società di scavo archeologico, operatori archeologi e studenti.

Dopo la presentazione degli intenti e dei risultati dell’ANA la discussione si è concentrata sulla situazione del lavoro archeologico in Emilia Romagna. Il mondo del lavoro archeologico in questa Regione, che possiamo considerare esemplare per quanto sta capitando in tutto il Nord Italia, vive infatti un momento di confusione piuttosto destabilizzante.

Ciò non è altro che l’esasperazione di una precarietà a tutto tondo in cui convergono non solo le problematiche del lavoro a livello Nazionale ma anche il mancato riconoscimento di una professione, quella dell’archeologo, che ha a che fare con un Bene dello Stato.

La circolare ministeriale 4/2008, applicata a giudizio degli Ispettorati del Lavoro organizzati secondo Province, non permette più alle Società Archeologiche di assumere operatori archeologici con contratti Co.Co.Pro. L’obbligo è quello di assumere a tempo determinato o indeterminato, oppure utilizzare liberi professionisti con partita IVA.

Il sistema di acquisizione dei cantieri di scavo Archeologico, soggetta solo in piccola parte a gare d’appalto, avviene per lo più per presa diretta, definendo le Società Archeologiche come Società di Servizio o edili atte a liberare le aree dal rischio archeologico.

Ciò impone tariffe molto basse (20,00€ orari in media, contro i 45,00€ orari in ambito edilizio) nell’acquisizione dei cantieri archeologici da parte delle Società tali da non permettere l’assunzione anche a tempo determinato, di tutti gli operatori archeologici necessari allo svolgimento di determinati interventi di scavo stratigrafico d’emergenza.

E’ evidente che la fragilità economica in cui si vengono a trovare in questo momento le Società Archeologiche dipende da un mercato che è il riflesso di una “professione” nata trent’anni fa senza regole ma soprattutto dalla “deficienza”di norme a livello nazionale e del mancato riconoscimento di questa professionalità.

L’applicazione delle normative più recenti, interpretate rigidamente solo da alcuni Ispettorati, per limitare la precarietà in ambito lavorativo hanno in sostanza creato una situazione di stallo in campo archeologico.

Sono stati chiusi cantieri e molti operatori archeologici che in precedenza lavoravano con contratti a progetto per le Società si sono trovati senza la possibilità di svolgere il proprio mestiere senza i diritti che spettano ai dipendenti.

Questa situazione ha fatto emergere anche in Emilia Romagna una presa di coscienza da parte degli operatori archeologici che pur chiedendo alle Società di assumersi l’onere di modificare il sistema degli appalti e alla Soprintendenza di verificare la qualità del lavoro svolto vogliono trovare con entrambe una sinergia che in tempi brevi possa condurre ad una soluzione in ambito contrattuale e all’acquisizione da parte degli archeologi dei normali diritti dei lavoratori.

Come già in passato (esperienze Federpbc ecc.), la SAER- Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna non sembra avere l’intenzione e la possibilità di prendere posizione riguardo alle problematiche del mercato del lavoro archeologico.

Questa mancanza di responsabilità potrebbe essere ovviata secondo Società e Operatori deviando la questione sul Ministero del Lavoro perché fissi parametri rigorosi per il lavoro di cantiere in modo di regolamentare il mercato secondo parametri accettabili.

L’incontro di Bologna porterà a breve alla nascita di un Comitato aderente all’ANA per poter offrire il proprio contributo al riconoscimento dell’archeologo come figura professionale.

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