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MILANO > Resoconto Convegno “Le Istanze del Nuovo Lavoro Autonomo Professionale”
Inserito il 04 aprile 2008 alle 17:19:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Il 31 Marzo 2008, nel salone d’Onore della Triennale di Milano, si è svolto un incontro promosso da ACTA (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) che ha invitato rappresentanti di tutte le forze politiche a discutere sul tema “Le Istanze del Nuovo Lavoro Autonomo Professionale”.

Hanno preso parte al dibattito, moderato dal giornalista Dario Banfi, numerosi esponenti politici e rappresentanti delle Associazioni di Categoria.

Anna Soru, Presidente di ACTA, ha illustrato la situazione paradossale dei parasubordinati e dei nuovi autonomi che, pur essendo soggetti ad un regime fiscale e previdenziale più oneroso rispetto alle categorie ordinistiche e ai dipendenti, possono contare su un sitema di tutele di gran lunga inferiore (sono esclusi infatti da indennità di disoccupazione, congedi parentali, indennità di malattie a decorso domiciliare, assicurazioni per infortunio o contro malattie, TFR, programmi di formazione pubblica, permessi per nascità di figli o lutti familiari, asili nido, totalizzazione gratuita dei contributi etc.) e sono esclusi dalle politiche di walfare.

Dopo aver denunciato le forti penalizzazioni che l’attuale sistema previdenziale riserva aagli iscritti al Fondo Gestione Separata dell’INPS (totalizzazione onerosa dei contributi, coefficenti di trasformazione penalizzanti, mancata convenienza del riscatto degli anni di Laurea per i giovani) il presidente di ACTA ha proposto che il prossimo Governo si faccia carico di una serie di misure che, seppur non esaustive, alleggerirebbero la situazione: eliminazione dell’IRAP per gli autonomi, semplificazione burocratica, pagamento IVA solo dopo l’incasso effettivo delle fatture, eliminazione delle addizionali per versamenti IVA trimestrali, possibilità di costituirsi in studi associati, agevolazioni fiscali per assicurazioni contro infortuni e malattie, deducibiltà totale per spese di formazione, telefono, internet e rappresentanza.

Giorgio Benvenuto, Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ha sottolineato la legittimità delle richieste avanzate da ACTA e dalle categorie presenti all’incontro, dichiarando una disponibilità di massima, peraltro già affermata nel programma elettorale del PD, a favorire la costituzione di studi e società multiprofessionali. Ha inoltre osservato che attualmente la possibilità di versare l’IVA al momento dell’incasso è contemplata soltanto per i rapporti di lavoro direttamente con la Pubblica Amministrazione.

L’impegno di portare in Parlamento le richieste dei parasubordinati e degli autonomi privi di albo o ordine professionale è stato assunto da Antonio Palmieri, deputato e responsabile Comunicazione Elettorale PDL, e da Luigi Casero, Deputato e Responsabile Nazionale per l’Economia del PDL, che hanno osservato come il programma del PDL preveda già il versamento dell’IVA soltanto al momento dell’effettivo incasso.

Giovanna Capelli, senatrice e membro della Commissione Beni Culturali del Senato, ha ricordato come la Sinistra Arcobaleno sia consapevole della situazione reale e si batta per superare la legge 30 e affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato, cancellando dall’ordinamento le forme di lavoro Co.co.co, co.co.pro e le false partita IVA.

Giorgio Robiglio, dei Socialisti Italiani, ha superato l’impostazione tradizionale per il riconoscimento dei diritti, che variano in funzione della tipologia lavorativa. La nuova impostazione prevede invece di spostare gradualmente le tutele dal lavoratore all’individuo (una madre ha diritto all’indennità al di là del fatto che sia una lavoratrice e della forma con cui viene contrattualizzata).

E’ seguito l’intervento dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale Archeologi: gli archeologi autonomi, liberi professionisti esterni al Ministero, sono stati presi come modello paradigmatico di categoria professionale snaturata dalle riforme del mercato del lavoro.

Negli ultimi dieci anni molti archeologi, pur di continuare a stare sul mercato del lavoro, sono stati obbligati a reinventarsi come liberi professionisti, titolari di partita IVA.

Per questo motivo lo Stato li assimila paradossalmente ad un’impresa e li sottopone ad un regime fiscale insostenibile.
E questo nonostante la libera professione sia incompatibile con regimi di monocommittenza, con il pagamento a giornata e con i vincoli di orario di lavoro, tutte condizioni che si verificano per questa categoria.

A fronte di una vocazione intrinsecamente pubblica della professione di archeologo (la proprietà dei beni è pubblica; la titolarità delle azioni di tutela è pubblica; i fondi destinati alla tutela e valorizzazione sono in molti casi pubblici), pur auspicando il potenziamento degli organici tecnico-scientifici del Ministero, gli archeologi hanno raccolto già da tempo la sfida della libera professione, della flessibilità, della competitività, della qualità, della formazione costante e dell’aggiornamento.

L’Associazione Nazionale Archeologi non è per la rincorsa a tutti i costi del posto fisso.
E’ però inaccettabile che i Governi da un lato ausipichino flessibilità e meritocrazia, sulla pelle dei parasubordianti, degli autonomi e degli atipici; dall’altro procedano alla stabilizzazione in massa di migliaia di precari, assunti ope legis senza una selezione attenta delle competenze e dei profili professionali.

L’affermazione dei diritti fiscali e previdenziali delle categorie atipiche può avvenire soltatno a due condizioni: che lo Stato ci consideri lavoratori, al pari delle altre categorie, e di conseguenza portatori di diritti; e che ci riconosca come interlocutori a pieno titolo presso i tavoli di concertazione dei Ministeri, degli Enti Locali e degli Enti Previdenziali e Assicurativi.

Se gli interlocutori politico-istituzionali non assumeranno un impegno in questo senso dovranno rispondere moralmente di quella che va configurandosi come una sorta di truffa generazionale.

L’incontro ha avuto come epilogo gli interventi di Gianni Lombardi, coordiantore dell’Art Directors Club Italiano e di Claudio Antonelli, presidente di Professione Più, cui è seguito un dibattito.

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