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NEWS > Restauratori in agitazione
Inserito il 12 luglio 2006 alle 03:57:00 da redazione-ct. IT - Tutte le notizie

Denunciano la mancanza di tutele e di regolamentazione della professione i restauratori, insomma più o meno gli stessi problemi degli archeologi.
E dalla loro protesta nasce una interrogazione parlamentare al ministro Rutelli.

Solidali con la loro battaglia riportiamo il loro Comunicato Stampa:

Restauratori: interrogazione parlamentare a Rutelli

Napoli, Martedì 11 Luglio 2006 – Si intensifica la lotta e non si fermano le iniziative dei restauratori e delle restauratrici La vertenza arriva in Parlamento. 4 senatori di Rifondazione Comunista eletti in Campania presentano un'interrogazione parlamentare al Ministro Rutelli. In Campania sono circa millecinquecento i lavoratori e le lavoratrici che operano nel settore del restauro artistico e dell’archeologia, che si sono formati presso le scuole private, università pubbliche, Accademie delle Belle Arti ed in maggioranza nei cantieri e nei laboratori. Il 90% dei lavoratori sono donne,. L’età media è di 32 anni. Sono operatori lapidei, restauratore di quadri, affeschi, monumenti. Ma anche restauratori di mobili antichi, addetti alle botteghe del restauro. Figure altamente specializzate che hanno particolari conoscenze tecnico-scientifiche e un patrimonio culturale di tutto riguardo che da anni sono fuori dal mercato del lavoro. I più fortunati sono costretti ad operare nella precarietà senza diritti e senza dignità. Nei cantieri di restauro artistico non vengono rispettate le normative economiche ed i diritti previsti dal contratto nazionale di lavoro dell’edilizia e dal verbale di stipula del 31 Maggio 2005(parte integrante del contratto nazionale di lavoro). I lavoratori e le lavoratrici sono costretti a stipulare contratti di formazione, di consulenza, e a progetto. Con i decreto Legislativo n.156 del 24 marzo 2006 è stato istituito apposito “elenco dei restauratori” che ovviamente non è un albo ma una mera lista di imprese che ogni soprintendenza inserisce tra i “preferiti” di ogni settore cui affidare lavoro di importo inferiore a quello richiesto dalla legge Merloni. Si tratta infatti di liste locali di imprese di “fiducia”. Fino ad oggi i lavori di restauro artistico sono stati affidati dalle Soprintendenze sono affidate con il meccanismo della “trattativa privata” con il massimo ribasso con effetti negativi per quanto concerne la qualità dell’ intervento sull’opera d’arte. Un meccanismo poco trasparente in quanto il numero elle imprese chiamate a partecipare è molto ristretto ed i nominativi delle imprese sono quasi sempre gli stessi. E’ ovviamente singolare che in un’Europa dove sono tutti d’accordo nel togliere gli albi professionali di categorie storiche, come notai ed architetti, si voglia far pensare a novità come questi elenchi che di fatto favoriscono solo un numero esiguo di lavoratori e lavoratrici. Infatti, da anni si è creata una realtà formativa e d’istruzione precostituita e mai smantellata; una realtà per lo meno discriminante che vede solo pochi eletti godere di tali benefici. Infatti vengono riconosciute come “scuole formazione” solo l’Istituto Centrale di Restauro, l’Opificio delle Pietre Dure, l’Istituto Venaria Reale, L’ Istituto per l’Arte Lignea di Piacenza che sfornano solo venti diplomati, dei quali quali obbligatoriamente cinque stranieri. Chi si diploma in queste scuole ha un forte “potere contrattuale” in quanto può tranquillamente svolgere lavoro autonomo, crearsi un’impresa o beneficiare di livelli contrattuali e salariali superiori alla media. Invece, gli oltre millecinquecento lavoratori e lavoratrici campani che si sono formati lavorando nei cantieri o formandosi in altre scuole sono discriminati sia in termini contrattuali e non hanno la possibilità di accedere negli elenchi delle Soprintendenze. I diritti individuali e collettivi dei lavoratori e delle lavoratrici sono continuamente violati. Le Soprintendenze nella qualità di enti appaltanti dei lavori non svolgono adeguatamente il ruolo di vigilanza e di controllo per l’applicazione del contratto nazionale di lavoro del settore dell’ edilizia e delle leggi che tutelano la sicurezza antinfortunistica e l’ ambiente del lavoro. Il rischio di ammalarsi è piuttosto alto. I rischi più frequenti: problemi di vista, esposizione agli agenti atmosferici, lesioni traumatiche accidentali, azione irritante e tossica per l’uso delle sostanze utilizzate nel restauro, problemi di inalazione di polveri ambientali, contaminazione da funghi, bacilli, stafilococchi,rischi di infezione con uova di parassiti, spore di carbonchio, tetano, leptospira. Sono continuamente violate le norme che tutelano la maternità ed i diritti delle donne.La sicurezza rappresenta uno degli elementi di rilievo nell’ attività dell’impresa di restauro. Il 72% dei restauratori campani dichiarano di avere subito l’incidente in cantiere, il 12% in laboratorio. Il restante 16% ha subito incidenti in entrambi gli ambienti di lavoro. La natura degli infortuni vede una preponderanza di lesioni da taglio(27%), da colpo(21%) e da sforzo(19%). La zona del corpo maggiormente interessata agli infortuni è la mano destra(31%), seguita dalla mano sinistra e dagli arti inferiori(17%), da occhi(13%), collo(9%). “I fattori più frequenti determinanti gli infortuni sono l’abitudine all’esecuzione del lavoro, il contatto con sostanze tossiche e soprattutto la carenze di strutture nel cantiere. Il tempo di lavoro a cavallo della pausa pranzo tenda a corrispondere alla fascia oraria più a rischio” La maggior parte degli infortuni si riscontra a metà giornata oppure dopo 2-4ore di lavoro. I disturbi maggiormente accusati sono quelli alle articolazioni(42%). Sono necessari interventi di controllo e di vigilanza da parte dell’ ispettorato del lavoro, delle Asl e della Guardia di Finanza per la tutela dei diritti contrattuali e sulla salute dei lavoratori ed ispezioni ministeriali presso le Soprintendenze per una verifica sui meccanismi di affidamento degli appalti.

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