Riforma Mibac, AgCult intervista Salvo Barrano Presidente Associazione Nazionale Archeologi

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Riforma Mibac, Associazione Nazionale Archeologi: Più luci che ombre, attenzione al personale

Sul reclutamento: “Presidiare il criterio delle competenze tecniche specialistiche e dell'esperienza certificabile”

Più luci che ombre per l'Associazione Nazionale Archeologi nel piano di riorganizzazione presentato oggi dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli alle associazioni. Il presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi, Salvo Barrano, al termine dell’incontro col ministro, dice di condividere “la scelta di Bonisoli di mantenere le soprintendenze uniche,  perché rappresenta un segnale di attenzione ai cittadini e un beneficio netto anche per l'efficienza dell'amministrazione”. Resta tuttavia un po’ di preoccupazione per la volontà aumentarne il numero: "Auspichiamo che tale aumento segua rigorosi criteri di coerenza territoriale e amministrativa". 

Soddisfazione anche per l'annuncio di voler riformare i poli museali in reti museali, dotandoli di maggiori risorse. Perplessità invece “sul rafforzamento del ruolo dei capo-area, che se non ben governato, rischia di attivare conflitti a scapito dell'efficienza e dei servizi sui cittadini”. 

Per quanto riguarda il reclutamento di risorse umane, l'ANA invita ad “adottare anche criteri di competenza ed esperienza certificabile per evitare che i processi di mobilità orizzontale impediscano ai profili più formati e ai tecnici con competenze specialistiche di accedere ai ranghi del ministero che invece ne avrebbero gran bisogno. Concorsi che non premino la competenza e l'esperienza effettiva mortificherebbero migliaia di Professionisti che hanno scelto di frequentare percorsi di formazione specialistica”.

In chiusura dell'incontro il ministro ha inoltre fornito ampie rassicurazioni sulle linee guida in materia di archeologia preventiva. "Abbiamo apprezzato la padronanza con cui il ministro ha trattato l'argomento, che presuppone un esame approfondito dei suoi uffici. L'estensione delle procedure di archeologia preventiva anche ad alcuni interventi privati costituirebbe un grande strumento di governo e pianificazione del territorio ma anche una garanzia di tempi e costi per la realizzazione di tutte le opere, a tutto vantaggio dei  cittadini. Finalmente si darebbe così concreta attuazione alla ratifica della Convenzione internazionale per la protezione del patrimonio archeologico, ratificata dall'Italia nel 2015”.


Articolo originale del 20/03/2019

 

 

 

 

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