ARCHEOLOGI: CHI LEGGE 110? Osservazioni bozza di decreto

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ARCHEOLOGI: #chiLegge110?
OSSERVAZIONI BOZZA DECRETO

È stata finalmente pubblicata la bozza di decreto ministeriale concernente il regolamento della Legge 110/2014. È un documento che contiene una serie importanti di criticità che vanno affrontate e risolte prima dell’approvazione finale del procedimento.

Il testo attualmente all’esame della Commissione Cultura del Senato tradisce in maniera pressoché integrale lo spirito che animò la promulgazione della Legge 110: gli archeologi (e altri professionisti del mondo dei Beni Culturali) cercavano equità e giustizia in uno strumento che li tutelasse nello svolgimento della propria professione.

Se il decreto passasse nella forma attualmente in discussione gli archeologi sapranno che:

  • Saranno divisi in tre fasce: I) specializzati/dottorati; II) laureati magistrali (“3+2” o “4 v.o.”); triennalisti.
  • Alla I fascia sono riservati tutti gli incarichi esecutivi in autonomia, quasi tutti gli incarichi direttivi e tutti gli incarichi di coordinamento.
  • La II e III fascia non hanno reali motivi di essere distinte, soprattutto con riferimento alle più comuni occasioni di lavoro professionale. In quel campo, avere una laurea triennale o magistrale non comporta differenze sostanziali, e quindi: perché proseguire gli studi dopo i primi 3 anni, se poi farai di fatto le stesse cose di un laureato magistrale? E perché le ditte dovrebbero assumere un laureato magistrale (che magari vuole essere pagato un po’ di più) quando possono assumere un triennalista (che magari accetta un po’ di meno)?
  • Non esiste più un solo “archeologo” (come categoria), ma a seconda di un complicato sistema di attività caratterizzanti, abilità, competenze e conoscenze esisteranno “n” profili ai quali ci sentiamo di dire che al momento nessuno (o quasi) avrebbe accesso qualora i requisiti interni delle singole attività caratterizzanti fossero obbligatorie. Sapere due lingue, avere conoscenze della normativa sulla privacy, la conoscenza di “linguaggi di interrogazione, di protocolli di comunicazione e gestione” sono ad oggi requisiti per accedere in I fascia ad alcune attività caratterizzanti. Saranno tanti i professionisti attualmente in attività ad avere difficoltà a svolgere il proprio attuale lavoro (o a non poter più farlo).
  •  Il Ministero pretende di avocare a sé in via esclusiva la verifica (e quindi il controllo) di chi potrà o meno essere inserito nell’elenco degli archeologi, con una commissione composta esclusivamente di personale interno per giudicare la preparazione di archeologi che lavorano in ogni ambito. Sarebbe decisamente meno opaca (a tutela non solo degli archeologi, ma anche dei consumatori) una scelta inclusiva verso gli organismi di rappresentanza.

Gli archeologi italiani aspettano da anni la promulgazione di questo regolamento attuativo, e lo aspettano affinché le proprie condizioni di lavoro migliorino.

L’Associazione Nazionale Archeologi ritiene che si debba mettere mano urgentemente ad una revisione di alcuni aspetti fondamentali del decreto per renderlo strumento di equità e giustizia sociale e professionale, quale oggi rischia di non essere.

Siamo disponibili a fornire tutte le indicazioni necessarie ed utili ad una rapida ma ferma correzione di rotta a tutela della dignità professionale di tutti gli archeologi italiani, a prescindere dall’ambito nel quale svolgono il proprio lavoro. 

 

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