MIBACT: è allerta per la riforma tra le associazioni di settore

b_800_600_0_00_images_APOLLO_E_DAFNE.jpgRoma, 26 novembre 2013 - Un profondo rinnovamento mirato alla riduzione delle strutture burocratiche, per restituire autonomia e slancio alle strutture tecnico-scientifiche, sia a quelle centrali preposte al coordinamento nazionale dei diversi settori di beni che a quelle corrispondenti sul territorio, per scommettere sulla formazione continua del personale, sviluppare nuovi metodi e comunicare al mondo le nostre eccellenze, incrementare l'utilizzo delle nuove tecnologie, avviare e sostenere collaborazioni virtuose con Enti Locali e privati, per immettere, infine, risorse umane e materiali adeguati ad un compito che in nessun altro paese risulta essere così vasto e impegnativo: la conoscenza, la tutela, la conservazione e la valorizzazione del Patrimonio Culturale.

Sono queste, in sintesi, le proposte e le richieste emerse durante un incontro tenutosi oggi presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, organizzato da alcune delle principali associazioni del settore e rappresentanti oltre 10mila professionisti del patrimonio culturale (MAB - Musei Archivi Biblioteche e Professionisti del patrimonio culturale, ANAI - Associazione Nazionale Archivistica Italiana, AIB - Associazione Italiana Biblioteche, ICOM Italia - International Council of Museums, ANA - Associazione Nazionale Archeologi, Associazione Bianchi Bandinelli), preoccupate in merito alla riforma del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che dovrebbe essere varata entro la fine dell'anno, inevitabilmente condizionata dal vincolo dell’attuazione del decreto legge 95/2012 (Spending review).

L'incontro è stato voluto dalle associazioni, che pur apprezzando alcune proposte della 'Commissione per il rilancio dei beni culturali', istituita lo scorso agosto, hanno voluto esprimere grave preoccupazione sull'attuazione delle proposte riguardanti l'organizzazione degli organi centrali, che rischierebbero di trasformare il Ministero in un’elefantiaca e ingestibile struttura burocratica, e per presentare pubblicamente al Ministro Bray un contributo di riflessioni critiche e suggerimenti al fine della formulazione del testo che definirà la riforma del MiBACT.

Il documento redatto dalla Commissione non è ancora stato integralmente reso pubblico, ma è noto nelle linee sostanziali esposte dal Ministro, riprese con ulteriori integrazioni e commenti da diversi organi di stampa. 
A tal proposito, l'incontro di oggi ha permesso di evidenziare alcune criticità.

In primis, è viva la preoccupazione per i potenziali esiti negativi sia per l’organizzazione sia per lo stesso funzionamento del Ministero e degli organi centrali che, se venissero soppresse le direzioni generali tecniche preposte ai diversi settori di beni (storico-artistici, paesaggistici, architettonici e paesaggistici; archeologici; archivistici; librari), slegherebbero tra loro le attività di tutela, conservazione e valorizzazione a vantaggio di una gestione sempre più burocratica e meno tecnica.

Sembrerebbe, inoltre, che, in luogo dell’originaria unica direzione generale amministrativa del Ministero, siano previsti l'istituzione di ben tre altri organi amministrativi di tipo trasversale, uno dedicato all’innovazione, informatizzazione e digitalizzazione, uno per l’organizzazione e il personale, uno ancora per bilancio, programmazione e monitoraggio degli investimenti e la contrattualistica pubblica e infine un'unità preposta al controllo strategico e alla pianificazione amministrativa, con il risultato di una moltiplicazione degli organi burocratici centrali del tutto contraria agli obiettivi e ai principi a cui la riforma dovrebbe ispirarsi.

In questo modo, i rischi sono quelli di creare ex novo strutture burocratiche troppo complesse e eterogenee al loro interno, di disperdere il personale delle attuali direzioni tecniche, e complicare i rapporti degli uffici periferici che per ogni questione dovrebbero fare riferimento a almeno tre direzioni ministeriali anziché ad un solo autorevole organo di coordinamento tecnico-gestionale nazionale per ogni settore di attività.

La creazione di due distinte direzioni generali (una per la tutela e una per gli istituti di conservazione) comporterebbe inoltre una grave separazione di funzioni a livello territoriale tra soprintendenze da un lato e musei, biblioteche e archivi dall’altro, distruggendo un modello consolidato, sul territorio, da oltre cento anni di integrazione della tutela con la conservazione che ha dato finora ottima prova e che tutto il mondo ci invidia.

Verrebbero, inoltre, a determinarsi notevoli difficoltà nel rapporto delle direzioni generali trasversali con i Comitati nazionali di consulenza tecnica, che sono invece necessariamente organizzati per distinte competenze scientifiche. Né va sottovalutato il fatto che un cambiamento generale così profondo e radicale di funzionamento incontrerebbe gravi difficoltà logistiche nella redistribuzione dell’apparato e nell’adeguamento del personale al nuovo inusitato sistema, con elevati costi, anche in termini di risorse sottratte alla effettiva tutela dei beni.

L’accento su innovazione ed informatizzazione è del tutto condivisibile, ma si sente la necessità di incentivi a buone pratiche e la necessità di una struttura di supporto tecnico ai servizi in costante aggiornamento, non di una ulteriore direzione generale che sottragga competenze agli Istituti centrali e alle direzioni tecniche.

Con questo scenario di riferimento, le Associazioni auspicano un ripensamento del Ministro Bray e una sua rivalutazione delle direzioni generali tecniche, organizzate per tipologie di beni – ma di tutte le principali - e non per funzioni, che andrebbero non solo salvate ma anche potenziate perché, nel corso degli ultimi anni, hanno perso uffici e personale, tutte coordinate da una sola direzione generale amministrativa. 

"Siamo convinti che in Italia i professionisti dei Beni Culturali abbiano diritto a un riconoscimento che ne valorizzi le competenze, il ruolo sociale e la passione. Tutto ciò non deve avvenire con l'ennesima misura di stampo assistenzialista, che potrebbe aumentare la precarietà del settore, ma mediante un serio e definitivo riconoscimento dei professionisti. Bisogna partire dalla considerazione che la tutela si esercita, sì, attraverso degli atti che devono rimanere prerogativa dello Stato ma anche, quotidianamente, attraverso dei fatti che possono essere delegati ai professionisti in modo ordinato e non lasciati al caos come ora” ha commentato nel suo intervento, Salvo Barrano, presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi (ANA).

All'incontro hanno preso parte Marco Carassi, ANAI - Associazione Nazionale Archivistica Italiana; Maria Antonella Fusco, International Council of Museums ICOM-Italia; Associazione Italiana Biblioteche AIB (il presidente Stefano Parise ha fatto pervenire il suo contributo); Salvo Barrano, Associazione Nazionale Archeologi ANA; Marisa Dalai Emiliani, Associazione Bianchi Bandinelli; Marco Minoja, archeologo e Soprintendente per la Sardegna; Erilde Terenzoni, Coordinamento dirigenti MIBACT; Adele Maresca Compagna, ICOM Italia; Giulia Barrera, Archivista di Stato; Ferruccio Ferruzzi, Direttivo ANAI; Mariella Guercio, Università di Roma 1.

 

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