Lavoro flessibile, diritti inderogabili: la posizione dell’Associazione Nazionale Archeologi

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Si è svolto a Roma, il 12 Settembre scorso, l’incontro “Lavoro flessibile, diritti inderogabili” organizzato da Radio Left Wing e moderato dall’on. Chiara Gribaudo con la partecipazione di un gran numero di sigle che negli anni hanno affrontato le tematiche del lavoro con specifico riferimento al settore del lavoro autonomo e liberi professionisti (Confprofessioni, CGIL, EBIPRO, Acta, Confcommercio, Inarsind, MGA, ADC).

In uno scenario economicamente sfavorevole (la prossima legge di bilancio non consentirà grandi spazi di manovra per inserire richieste specifiche) si è provato ad immaginare scenari positivi per le politiche del lavoro. Il dibattito si è concentrato in particolar modo sui temi della fiscalità e dei meccanismi tributari.

L’Associazione Nazionale Archeologi ha portato alla discussione un proprio contributo qualificato e tarato sulle istanze che dai professionisti archeologi sono arrivate nel corso degli anni: l’equo compenso in primis, una battaglia su cui si è fatta parecchia strada; la richiesta di servizi (soprattutto: consulenza fiscale/legale e aggiornamento professionale) e tutele di vario genere (tutela sui mancati pagamenti, tutela sui pagamenti in ritardo, tutele per malattia, genitorialità, infortuni, disoccupazione).

Alle associazioni di categoria in particolare i liberi professionisti negli anni hanno chiesto regole più stringenti per l’accesso alla professione e forme di protezione contro la concorrenza al ribasso quale forma di scorrettezza applicata da altri professionisti. Riconoscendo la validità di alcuni provvedimenti che negli anni (più passati che recenti) hanno aumentato le tutele per il lavoro autonomo e per le partite iva, siamo convinti che si possa e si debba fare di più e pare che analogo orientamento sia stato espresso da tutte le sigle partecipanti.

Al netto di tutte le singole istanze, ugualmente e parimenti valide, emerge un elemento di insoddisfazione sul quale è opportuno che la politica rifletta. Studi di settore (Confprofessioni 2017) dimostrano che esiste un elemento di valutazione soggettiva rilevante nel giudicare la propria posizione nel mondo del lavoro e in generale l’efficacia dell’azione politica delle diverse rappresentanze. Al crescere della soddisfazione economica decresce il senso di insoddisfazione verso le politiche attuate dalle rappresentanze professionali e di categoria. Ovviamente, al contrario, condizioni economiche precarie accrescono nei professionisti una sensazione di abbandono da parte dello Stato (per la propria categoria professionale) o comunque di inefficacia di azione politica da parte delle rappresentanze.

Riecheggiavano nell’aria le parole di un bravo sindacalista, Davide Imola, che qualche anno fa evidenziava la necessità di far evolvere sia le forme di rappresentanza, che quelle di regolazione: da allora molti passi avanti sono stati fatti, ma la condizione dei lavoratori autonomi impone di imprimere ancora maggiore efficacia alle azioni da mettere in campo.  

Alessandro Garrisi
Presidente
Associazione Nazionale Archeologi



 

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