L'Italia ratifica la Convenzione di Faro. La riflessione degli archeologi italiani.

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L'Associazione Nazionale Archeologi esprime soddisfazione per la ratifica italiana della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, firmata a  Faro il 27 ottobre 2005.
Con essa si riconosce il ruolo dell'eredità culturale per le comunità che ne fruiscono, ma soprattutto che essa, e la conoscenza che da essa ne deriva, sono un diritto fondamentale del singolo e della collettività. Non possiamo che rallegrarci che dopo quindici anni questo percorso di ratifica, a tratti tortuoso, sia giunto a compimento.

Qualsiasi valutazione su questo importante traguardo normativo deve partire richiamando un'altra convenzione chiave in tema di diritti fondamentali e tutela del patrimonio culturale: la Convenzione europea de La Valletta per la protezione del patrimonio archeologico, ratificata il 15 aprile 2015, a ventitre anni dalla sua firma, e che ha visto l'ANA come parte attiva affinché il processo di ratifica andasse a buon fine.

La convenzione de La Valletta ha come obiettivo primario la conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico nelle politiche urbane e di pianificazione: riguarda principalmente le modalità di collaborazione tra archeologi, urbanisti e pianificatori, formula gli orientamenti sul finanziamento dei lavori di scavo, di ricerca e di pubblicazione di risultati ottenuti.

Entrambe le convenzioni, La Valletta e Faro, affrontano su due aspetti profondamente interconnessi:
la tutela del patrimonio e la messa a frutto dell’eredità culturale per le comunità territoriali.
Senza tutela non vi è alcuna eredità culturale da trasmettere, senza lo studio, la ricerca, la tutela, la valorizzazione e la divulgazione realizzate in primis da idonei professionisti non vi possono essere né conoscenza da trasmettere né tantomeno valorizzazione o fruizione, e verrebbe meno il diritto all'eredità culturale.  Le due fondamentali convenzioni, nei loro obiettivi e valori,  non sono confliggenti  né  antitetiche, bensì sono da intendersi come concorrenti e conseguenti l'una all'altra: solo attraverso la piena recezione ed attuazione dei  contenuti della Convenzione de La Valletta, nell'ordinamento normativo giuridico nazionale, ma prima ancora nella cultura dell’archeologia nel nostro paese, gli obiettivi della Convenzione di Faro saranno pienamente attuabili. Ma soprattutto, saranno sostenibili da un sistema che ancora oggi fatica a definire con precisione i campi di intervento esclusivo dei tantissimi professionisti formati sui beni culturali.

Non può esistere tutela dell’eredità culturale, e quindi godimento del diritto alla stessa da parte delle comunità, senza tutela della professione.
Molto importante è che il diritto alla fruizione e alla riappropriazione dell'eredità culturale non diventi la scorciatoia per favorire il volontariato andando a ledere la professione e i professionisti. Coinvolgere attivamente le comunità territoriali nella conoscenza e nella fruizione del patrimonio culturale significa favorire il godimento di un diritto essenziale e fondamentale dell'individuo, ma questo non può significare in alcun modo ignorare le riserve di intervento previste dalla Legge 110/2014.
Auspichiamo perciò un’applicazione concorrente, e non antitetica,  delle due convenzioni, finalizzata alla costruzione di percorsi virtuosi con il coinvolgimento di professionisti e comunità territoriali, ciascuno per il proprio ambito.

 

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