Gli archeologi italiani si appellano al Ministro Bray

paestum2.jpgOnorevole Ministro Bray,
in Italia i professionisti dei Beni Culturali si trovano a operare in condizioni di lavoro insostenibili, tanto da non essere nominati nel Codice, con un continuo svilimento delle competenze e delle aspettative di migliaia di operatori. 
Ormai da molti anni queste professioni hanno attivato spazi comuni di confronto con le Istituzioni, mossi dall’esigenza di costruire una proposta condivisa di riconoscimento delle proprie professionalità.

Una tappa fondamentale di questo percorso è rappresentata dalla Proposta di Legge n. 362, 
presentata alla Camera dei Deputai dagli onorevoli Ghizzoni, Madia e Orfini il 20 marzo 2013. 
Questa proposta potrebbe iniziare a colmare quel vuoto normativo che condanna migliaia di 
professionisti a un futuro non dignitoso: la maternità comporta un lungo allontanamento 
dall'attività lavorativa senza alcuna certezza di un reinserimento; una pressione fiscale e
previdenziale sproporzionata rispetto alle retribuzioni di un mercato del lavoro privo di regole e
basato sul massimo ribasso, costringe spesso all’abbandono della professione.
L’inserimento dei professionisti nel Codice dei Beni Culturali e la definizione delle rispettive
competenze costituisce un passo fondamentale nel processo di riconoscimento dei professionisti
che, insieme alla Legge 4/2013 e alle numerose Direttive Europee in materia di libera circolazione
delle professioni, afferma un’idea di professione aperta, dinamica e democratica, superando le
logiche di chiusura, rigidità e verticismo di strutture come albi o ordini. Questo principio è
garantito dall’iscrizione nei Registri dei professionisti, dichiarata espressamente “condizione
sufficiente” per la pratica della professione, che non è e non dovrà mai diventare requisito
indispensabile per l’esercizio della stessa, come già chiarito dal Ministero della Giustizia e dal
Consiglio di Stato in merito all'Archeologia Preventiva.

Secondo lo stesso principio, l’esercizio della professione non sarà certo connesso né tantomeno
garantito dall’adesione ad una delle associazioni di categoria, che hanno lo scopo di valorizzare la
professionalità degli associati, assicurare il rispetto delle regole deontologiche, verificare
l’aggiornamento professionale, esercitare forme di garanzia a tutela del consumatore, come
espressamente previsto dalla Legge 4/2013 relativa alle professioni non regolamentate.
La Proposta di Legge n. 362, dunque, non lede le prerogative di nessuna delle Istituzioni che
operano nel settore, poichè non entra nel merito della definizione dei percorsi formativi, esclusiva
competenza del MIUR, né dei criteri di selezione del personale tecnico-scientifico del MiBACT o di
altri enti pubblici, ma intende esclusivamente riconoscere e normare l’esercizio di professioni
strategiche sul piano culturale, sociale ed economico nel nostro Paese.
Onorevole Signor Ministro, certi che Lei concordi sulla improrogabilità del riconoscimento
legislativo dei Professionisti dei Beni Culturali, Le chiediamo un intervento politico deciso del
Governo in sostegno della Proposta di Legge n. 362, affinché, in accordo con i membri della
Commissione Cultura della Camera dei Deputati e di tutte le forze politiche, essa venga approvata
direttamente in sede legislativa, evitando un passaggio in Aula che comporterebbe una
ingiustificabile dilatazione di approvazione.

Sicuri del Suo interessamento Le porgiamo i più sinceri saluti.

Associazione Nazionale Archeologi
Assotecnici
Confederazione Italiana Archeologi

 

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