Esposto alla Procura della Repubblica sui rinvenimenti alla Cecchignola (Roma)

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L’Associazione Nazionale Archeologi, Il Coordinamento “Agro Romano Bene Comune” e il Gruppo Territorio Ambiente del IX Municipio (La Vigna a.p.s., Cecchignola Vivibile e Attivamente Cecchignola) hanno depositato lo scorso 27/07/17 un esposto alla Procura della Repubblica di Roma a seguito dei mancati chiarimenti alle ripetute segnalazioni presentate nei mesi scorsi a Roma Capitale. L’esposto chiede misure efficaci di tutela dei resti archeologici individuati negli anni scorsi e del contesto paesaggistico in cui essi si inseriscono, che rischiano di essere irrimediabilmente compromessi dal programma di intervento urbanistico “APPD CECCHIGNOLA OVEST”.

Un programma che interessa l'area posta all’interno del Grande Raccordo Anulare di Roma, sulla via della Cecchignola nei pressi dell’incrocio con via G. Kobler, delimitata da Via M. Mead a ovest, da Via Malnati e dal fosso della Cecchignola a nord, da Via G. Kobler a sud e dal Comprensorio “Colle delle Gensole” a est. 

“Si tratta di un’area molto importante dal punto di vista archeologico – dichiara Salvo Barrano, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi - in cui è stato messo in luce un lungo tratto della Via Ardeatina antica (già parzialmente esposta in sondaggi eseguiti negli anni ‘80) un complesso architettonico, sepolture e un rilevante sistema di ambienti, strutture e canali interpretabili come impianto produttivo con funzione artigianale, dotato di infrastrutture idrauliche e cisterne, di cui una di notevoli dimensioni (m 22x8). Il rischio è che la costruzione di palazzoni, unita a provvedimenti e indagini a singhiozzo, abbiano compromesso definitivamente la bellezza dell’intero contesto paesaggistico e impedito una possibile valorizzazione dei ritrovamenti archeologici. Quel piano di zona – conclude Barrano – è stato approvato senza prima eseguire adeguate indagini preventive e senza tener conto della compatibilità anche da un punto di vista paesaggistico”. 

L’altissima densità archeologica dell’area, con il conseguente rischio in termini di tutela, era ben nota fin dalla prima presentazione del progetto di urbanizzazione, come chiaramente desumibile dalla Carta Storica Archeologica Monumentale del Suburbio e dell’Agro Romano del Comune di Roma e dal più recente Piano Territoriale Paesistico Regionale della Regione Lazio (Tav. B24 F°374). 

Tali presenze hanno dato luogo all’apposizione di vincoli di tipo areale, lineare e puntuale, con relative aree di rispetto (100 mt) ma con l'inspiegabile anomalia che nelle tavole del PTPR le fasce di rispetto degli assi viari, per i quali non si può che verificare una continuità di tracciato, si interrompano bruscamente proprio in corrispondenza dell’area interessata dal piano di zona: evidente e inquietante anomalia già segnalata a Roma Capitale, all’assessore di competenza, all’epoca Paolo Berdini, e alla Soprintendenza Archeologica, tramite una cospicua documentazione redatta da diverse associazioni. 

Nonostante l’altissima densità archeologica, la prima convenzione prevedeva all’art. 21 la semplice assistenza archeologica ai lavori e non piuttosto saggi archeologici preventivi, come sarebbe stato logico aspettarsi e metodologicamente corretto prescrivere. Tale improprietà è confermata dal fatto che solo successivamente si è passati dal regime della “assistenza archeologica in corso d’opera” a una curiosa e proceduralmente inedita forma di “assistenza preventiva”: in sostanza tutte le indagini e gli accertamenti che avrebbero dovuto farsi in fase di pianificazione e progettazione preliminare sono stati tardivamente richiesti ed eseguiti solo a lavori avviati. 

I lavori hanno avuto a più riprese avvii e interruzioni e sono ancora in corso; altre cubature sono in attesa del rilascio del permesso a costruire. 

A seguito di nuovi rinvenimenti archeologici in corso d’opera, in data 07 luglio 2016 è stato trasmesso agli uffici competenti di Roma Capitale un “aggiornamento progettuale” proponendo “soluzioni progettuali modificative”, variando il posizionamento dei diversi corpi edilizi. In occasione di tali modifiche, gran parte delle zone riservate alla realizzazione dei servizi sono state spostate e posizionate a ridosso o in corrispondenza delle strutture archeologiche. Ciò porta ragionevolmente a supporre che tali sottoservizi intercetteranno altre strutture antiche, che potrebbero comprometterne la realizzazione, con conseguente nocumento all'interesse pubblico. 

L'esposto chiede alla Procura della Repubblica di disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti, di valutare gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi, e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti. 

“Troppe anomalie abbiamo riscontrato in questa brutta vicenda, caratterizzata da uno sviluppo urbanistico aggressivo e disordinato e da un comportamento troppo timido da parte degli organi di tutela negli ultimi anni – commenta Carlotta Bassoli, presidente ANA LAZIO – Non capiamo inoltre come mai sia stata data così poca risonanza alle straordinarie scoperte archeologiche effettuate alla Cecchignola”.

 

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