Autonomia delle regioni a statuto ordinario. Problematiche di “tutela” e “valorizzazione”.

Luca Aless [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]Sono attualmente all’esame del governo nazionale le proposte di autonomia differenziata presentate da tre regioni: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto

Si nota subito dall’analisi delle proposte formulate dalle tre regioni che in tema di materie attinenti ai beni culturali e paesaggistici non c’è uniformità di azione politica tra i diversi enti regionali, e che gli obiettivi perseguiti sono radicalmente diversi. 

Mentre la Regione Emilia-Romagna si concentra su richieste che riguardano unicamente la valorizzazione dei beni culturali (in una forma peraltro già compatibile con le normative vigenti, in primis la Costituzione della Repubblica ed il Codice dei Beni Culturali), le Regioni Lombardia e, in maniera ancora più marcata, Veneto, avanzano richieste anche in materia di tutela. Si tratterebbe di spostare dallo Stato alle Regioni competenze chiave per la tutela del patrimonio culturale del paese: le soprintendenze diverrebbero enti pubblici regionali sottratti al controllo e alla supervisione nazionale, possibilmente caratterizzati (come già oggi avviene ad esempio in Sicilia) da una forte mutevolezza politica in ragione delle alternanze nel governo della Regione. 

Non convince affatto l’opportunità di stralciare la custodia dei beni culturali e paesaggistici dalla "tutela" della Costituzione e delle normative nazionali, che garantiscono su scala nazionale uniformità di azione di tutela, coerente negli intenti e unica nella sua definizione e nei valori perseguiti in tutto il paese. Tante volte in questi anni il Ministero e i suoi organi periferici hanno costituito un baluardo a difesa del territorio, contro operazioni speculative finalizzate alla cementificazione e alla distruzione del paesaggio storico e del patrimonio culturale in esso contenuto: sarebbe gravissimo che si venisse a creare una sorta di conflittuale dualismo tra il governo nazionale e l'amministrazione regionale nelle operazioni di tutela, che potrebbero assumere forme diversificate di regione in regione rendendo irrealizzabile qualsiasi possibilità di equità di trattamento nelle azioni a difesa del patrimonio della nazione e del suo paesaggio. 

Auspichiamo quindi una ferma posizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”, afferma Alessandro Garrisi, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, “e chiediamo al Ministro Bonisoli di difendere in Consiglio dei Ministri la tutela centralizzata al livello dello Stato della materia dei Beni Culturali e del Paesaggio: si tradirebbe la funzione stessa del Ministero qualora si accettasse che la tutela del patrimonio fosse frammentata in molteplici (e diversificate) normative ed iniziative regionali”.

 

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