Archeologia Preventiva, il Consigliere Carpentieri assicura: il MIBACT e lo stesso Ministro presidieranno sul mantenimento delle procedure nel nuovo Codice degli Appalti.

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Nel tardo pomeriggio di ieri il presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi ha incontrato al Collegio Romano il Capo dell'Ufficio Legislativo del MiBACT Cons. Avv. Paolo Carpentieri per chiedere chiarimenti sulle norme che riguardano l'archeologia preventiva e per acquisire la posizione ufficiale del MiBACT sul provvedimento. All'incontro, durato un'ora e mezza, hanno partecipato anche il vicepresidente dell'ANA Walter Grossi e il Vice Capo dell’Ufficio Legislativo Francesco Giovanni Albisinni. 

L'ANA ha espresso estrema preoccupazione per le sorti delle procedure di archeologia preventiva che sembrerebbero oltremodo compresse nelle bozze del nuovo Codice degli Appalti. “Abbiamo segnalato il rischio – dichiara Barrano - che la norma venga mantenuta in forma generica e fumosa, depotenziando gli strumenti per la tutela attiva previsti dagli artt. 95 e 96 del Codice, che finalmente stavano faticosamente entrando nelle fasi di progettazione delle opere pubbliche”.

Barrano ha osservato in particolare due forti criticità: 

  • Nella bozza circolata informalmente, i riferimenti alla c.d. “archeologia preventiva”, originariamente regolata dagli artt. 95 e 96 del Codice, scompaiono del tutto. Tale configurazione è palesemente in contrasto con la Convenzione Europea per la salvaguardia del patrimonio archeologico, in particolare artt. 5 e 6, appena ratificata dall’Italia (Convenzione de La Valletta). Mancano inoltre indicazioni precise e vincolanti sulle modalità di attuazione della procedura (di fatto demandate ad eventuali linee guida sulla progettazione). Un tale drastico ridimensionamento sarebbe un danno diretto per la tutela del patrimonio archeologico ma anche per i cittadini e per le comunità locali, che subirebbero nuovi conflitti e contenziosi sul territorio tra esigenze di sviluppo e esigenze di tutela.
  • Un'altra forte criticità è quella che vedrebbe l'abrogazione del Regolamento attuativo del Codice, che agli artt. 245 e 248 del DPR 207/2010 regola la parte relativa agli scavi archeologici, facendo esplicito riferimento ai soggetti deputati alle attività di progettazione e direzione tecnica degli stessi. Quanto contenuto all’art. 251, ovvero alle figure abilitate al collaudo dei lavori, sembra invece recepito all’art. 124. 

Il Consigliere Carpentieri ha ammesso, nell'ambito di una forte tendenza goverantativa alla soft law, il rischio di un ridimensionamento della disciplina da parte del MIT, con la motivazione di accelerare le procedure e restringere i margini di discrezionalità degli enti di tutela. 

Tuttavia ha fatto presente che, come già sostenuto nell’ambito dei lavori della Commissione del nuovo Codice degli appalti pubblici, la posizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali rispetto alle  norme vigenti in materia di Archeologia preventiva (artt. 95 e art. 96 del d.lgs. n. 163/2006), già formalmente comunicata al MIT, è quella di mantenere la norma, con soluzioni che “possono essere alternativamente le seguenti:

1)trasferire le suddette disposizioni, nel loro testo vigente, nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, di seguito all’art. 28 del predetto codice, che costituisce la norma di base sulla quale poggia l’istituto dell’Archeologia preventiva;

2)conservare nel redigendo nuovo codice dei contratti pubblici gli attuali artt. 95 e 96 del D.Lgs. n.163/2006;

3)procedere nei termini di cui al punto 1), inserendo nel nuovo Codice dei contratti pubblici una norma di principio, molto sintetica, che potrebbe essere del seguente tenore: le funzioni, le attività e gli interventi di archeologia preventiva, in attuazione della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, fatta a La Valletta il 16 gennaio 1992, ratificata con legge n. 57 del 2015, e disciplinata dagli artt. 28 e ss. del decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 e ss. modificazioni, recante il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sono svolte ed eseguite (o effettuate) entro limiti temporali certi, definiti sin dall’inizio delle procedure, ed entro costi esattamente preventivabili, in modo da assicurare l’efficienza ed efficacia della progettazione ed esecuzione dei lavori pubblici. Le modalità operative di definizione dei tempi e dei costi delle procedure degli interventi di archeologia preventiva sono definite nelle linee guida applicate, previste dall’art. 28 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

[…] Conclusivamente, per tutte le esposte ragioni, lo scrivente Ministero non ritiene di poter accogliere la […] riforma elaborata dai rappresentanti del MIT in seno alla Commissione incaricata della redazione del nuovo Codice dei contratti Pubblici”. 

“Chiediamo al ministro Franceschini – ha dichiarato Barrano nel corso dell'incontro - di presidiare, già nel prossimo Consiglio dei Ministri, uno strumento giuridico fondamentale, presente in tutta Europa, che nel consentire alle opere pubbliche di viaggiare su binari sicuri in termini di tempi e di costi, garantisce la tutela attiva del patrimonio archeologico”.

Il Consigliere Carpentieri ha assicurato il proprio pieno impegno già nella riunione tecnica di oggi, nonché l'impegno diretto del Ministro Franceschini sul mantenimento delle norme sull'archeologia preventiva.

Prima di concludere l'incontro Barrano ha chiesto all'Ufficio Legislativo di vigilare affinchè l'entrata in vigore delle Linee guida sull'archeologia preventiva, previste dal comma 6 dell'art 96 del Codice degli Appalti, sia simultanea e non successiva all'abrogazione del Regolamento Attuativo DPR 207/2010, dove agli artt. 245 e 248 si fa esplicito riferimento ai soggetti deputati alle attività di progettazione e direzione tecnica degli stessi, precedentemente individuati dal DPR 207, artt. 245 e 248.

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