Dario Franceschini per la seconda volta Ministro dei Beni Culturali

L’ Associazione Nazionale Archeologi rivolge un sincero in bocca al lupo a Dario Franceschini, per la seconda volta Ministro dei Beni Culturali,
salutando con favore il ritorno all’accorpamento del Turismo tra le materie del Collegio Romano.
Un ministero che non riesca a fornire al pubblico, ai cittadini, quei servizi essenziali per lo svolgimento delle proprie attività professionali” dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell’ANA, “è un ministero che ostacola le corrette procedure di tutela e di valorizzazione, e che in definitiva fallisce nella propria principale missione. Auspichiamo un maggiore coinvolgimento dei corpi intermedi nelle discussioni sulle azioni da intraprendere, affinché la collaborazione del Ministero con le associazioni di categoria non sia uno sterile passaggio formale, ma divenga un confronto utile a tutte le parti coinvolte per il bene del nostro prezioso patrimonio culturale


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Governo Conte bis: I Beni Culturali tra i temi al centro della nuova agenda politica del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Gli auspici dell'Associazione Nazionale Archeologi.

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L’Associazione Nazionale Archeologi accoglie con favore l’intenzione espressa dal Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, di inserire tra i temi al centro dell’agenda politica del prossimo governo la valorizzazione dei Beni Culturali, la quale, nel solco della tradizione nazionale, andrà coniugata con interventi di uguale intensità destinati alla tutela e alla fruizione del medesimo patrimonio. 

Le Convenzioni Europee di La Valletta e di Faro offrono già una strada da percorrere per l’azione dei prossimi anni ma solo a patto che trovino un concreto riscontro politico nei provvedimenti e nelle azioni delle istituzioni repubblicane, da indirizzare in primo luogo al miglioramento delle condizioni lavorative dei tanti operatori del settore.

Avendo assistito, negli ultimi cinque anni, prima all'approvazione di una riforma del sistema dei Beni Culturali in Italia (c.d. Riforma Franceschini) e poi ad una rapida nuova riforma con il rafforzamento particolare di alcuni settori del Ministero, auspichiamo che il prossimo governo esprima, nell’ambito delle politiche del patrimonio, interventi di complemento utili e necessari a perseguire quell’equilibrio che riteniamo fondamentale   per garantire a tutto il comparto la stabilità basilare per lo sviluppo di una progettualità di medio e lungo periodo, evitando il “piccolo cabotaggio” al quale siamo da troppo tempo abituati.

 

 

 

 

 

Referenza fotografica: http://www.governo.it/it/media/il-presidente-conte-reggio-calabria-il-consiglio-dei-ministri/11426

Autonomia delle regioni a statuto ordinario. Problematiche di “tutela” e “valorizzazione”.

Leggi tutto...Sono attualmente all’esame del governo nazionale le proposte di autonomia differenziata presentate da tre regioni: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto

Si nota subito dall’analisi delle proposte formulate dalle tre regioni che in tema di materie attinenti ai beni culturali e paesaggistici non c’è uniformità di azione politica tra i diversi enti regionali, e che gli obiettivi perseguiti sono radicalmente diversi. 

Mentre la Regione Emilia-Romagna si concentra su richieste che riguardano unicamente la valorizzazione dei beni culturali (in una forma peraltro già compatibile con le normative vigenti, in primis la Costituzione della Repubblica ed il Codice dei Beni Culturali), le Regioni Lombardia e, in maniera ancora più marcata, Veneto, avanzano richieste anche in materia di tutela. Si tratterebbe di spostare dallo Stato alle Regioni competenze chiave per la tutela del patrimonio culturale del paese: le soprintendenze diverrebbero enti pubblici regionali sottratti al controllo e alla supervisione nazionale, possibilmente caratterizzati (come già oggi avviene ad esempio in Sicilia) da una forte mutevolezza politica in ragione delle alternanze nel governo della Regione. 

Non convince affatto l’opportunità di stralciare la custodia dei beni culturali e paesaggistici dalla "tutela" della Costituzione e delle normative nazionali, che garantiscono su scala nazionale uniformità di azione di tutela, coerente negli intenti e unica nella sua definizione e nei valori perseguiti in tutto il paese. Tante volte in questi anni il Ministero e i suoi organi periferici hanno costituito un baluardo a difesa del territorio, contro operazioni speculative finalizzate alla cementificazione e alla distruzione del paesaggio storico e del patrimonio culturale in esso contenuto: sarebbe gravissimo che si venisse a creare una sorta di conflittuale dualismo tra il governo nazionale e l'amministrazione regionale nelle operazioni di tutela, che potrebbero assumere forme diversificate di regione in regione rendendo irrealizzabile qualsiasi possibilità di equità di trattamento nelle azioni a difesa del patrimonio della nazione e del suo paesaggio. 

Auspichiamo quindi una ferma posizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”, afferma Alessandro Garrisi, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, “e chiediamo al Ministro Bonisoli di difendere in Consiglio dei Ministri la tutela centralizzata al livello dello Stato della materia dei Beni Culturali e del Paesaggio: si tradirebbe la funzione stessa del Ministero qualora si accettasse che la tutela del patrimonio fosse frammentata in molteplici (e diversificate) normative ed iniziative regionali”.

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