"Genere e Potere" in archeologia - la nostra esperienza al #TAG2019UCL

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"Gender and Power in Archaeology"

Si è conclusa la nostra esperienza a Londra con i lavori della sessione 20 “ Gender and power in developer-funded archaeology” della 41esima edizione della Conferenza Annuale del Theoretical Archaeology Group 'Power, Knowledge and the Past', ospitata dallo University College Of London UCL presso l’istituto di Archeologia (UCL Institute of Archaeology).

È stata una grande emozione trovarci qui: l’Istituto, fondato nel 1937,è uno dei più grandi centri di archeologia mondiale, scienze archeologiche e studi sul patrimonio e sui musei nel Regno Unito ed è situato nel cuore della capitale.

Ringraziamo innanzitutto le organizzatrici della sessione:
Francesca Mazzilli (Roman pottery specialist at Cambridge Archaeological Unit, Cambridge Archaeology - University of Cambridge)
Leah Hewerdine ( PhD Student in Archaeology, Royal Holloway, University of London).

La mattinata è stata caratterizzata da un vivace dibattito di gruppo che ha esplorato le esperienze e le difficoltà di genere nell'archeologia professionale all'interno e all'esterno del Regno Unito.
Partendo dal presupposto che le donne contribuiscono da tempo attivamente come archeologhe sul campo e nella ricerca si rileva che nonostante il riconoscimento del loro prezioso ruolo nella disciplina e nell’ambito lavorativo, è ancora necessario lavorare fortemente per il superamento delle disparità e per affrontare le situazioni di genere.
Sono numerose le questioni legate a questo tema all'interno della nostra attuale condizione di lavoratori e lavoratrici, in tutto il mondo, e vanno dalle cattive condotte etiche alla sessualizzazione dell’ambiente di lavoro, dai problemi legati alla maternità agli stereotipi di genere, passando per i ruoli di genere, il divario retributivo di genere, le problematiche legate alla salute fisica e mentale di genere, la genitorialità e molti altri.
Queste problematiche purtroppo caratterizzano la nostra professione ovunque sino a diventare le principali cause di abbandono della stessa da parte delle donne.
Questa sessione del #TAG2019UCL  ha cercato di fornire un punto di riunione, una piattaforma per condividere esperienze di “genere e potere” nell'archeologia professionale di tutto il mondo in uno spazio confortevole.

La presenza di ANA in questo contesto è rilevante come testimonianza internazionale, importante nell’ascolto e condivisione delle esperienze personali e delicate di molte archeologhe, delle prospettive e delle analisi offerte da altri rappresentanti internazionali della categoria.
Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere ed ascoltare:
Jenny Andrew della “Archaeologists Branch” del sindacato inglese “ProspectProspect Archaeologists Branch, realtà molto presente nelle recenti contestazioni degli archeologi inglesi del Mola dello scorso 11 Dicembre.
Danielle Bradford dell’Università di Cambridge, recentemente premiata al Marsh Archaeology Awards 2019, nella sezione "Early Career Researcher" proprio per il suo studio pilota, pubblicato come tesi di laurea, sulla disparità di genere e le violenze sessuali cui le donne sono esposte nella carriera di archeologhe.
Sadie Watson, del Museum of London Archaeology che ha raccontato quanto il proprio genere abbia influito sulla pratica lavorativa e lo sviluppo di una carriera professionale .
Sara Simoes e Sara Brito dello “STARQ - Sindicato dos trabalhadores de ArqueologiaSindicato dos Trabalhadores de Arqueologia , organizzazione sindacale portoghese, che ci hanno raccontato una realtà in cui la parità numerica di lavoratori e lavoratrici in archeologia rappresenta una recente conquista e di come le barriere del lavoro che ostacolano il pieno esercizio della professione per le donne siano di per sé un riflesso di paradigmi sociali fortemente consolidati da scardinare.
Molto interessante anche l’inervento di Marìa Coto-Sarmiento, Universitat de Barcelona;
che ha presentato uno studio condotto da un nutrito gruppo di ricercatori sul territorio spagnolo per documentatare il problema delle molestie sessuali e del sessismo nell'archeologia. L'obiettivo è stato raggiunto tramite lo sviluppo di sondaggi web per raccogliere testimonianze di casi di molestie sessuali sia in archeologia professionale che in attività universitarie. Inoltre, un particolare interesse della ricerca è stato discutere le conseguenze delle molestie sia per gli autori che per i sopravvissuti in termini di sviluppo della carriera.

Come Associazione Nazionale Archeologi abbiamo partecipato con Cristiana La Serra, Delegata Nazionale alle Politiche Europee, che ha presentato il nostro contributo realizzato in forma collettiva:
“Italian archaeology is female: issues and future of a female profession”
Abbiamo raccontato l'Italia dell'archeologia così com'è: donna.
Mostrando un paese in cui le archeologhe rappresentano, in netta prevalenza sugli uomini, almeno il 70% dei professionisti attivi.
Abbiamo mostrato il panorama professionale pubblico e privato confrontando ed evidenziando il divario in essere rispetto alle tutele e previdenze sociali a cui abbiamo accesso.
Nel caso delle archeologhe libere professioniste le difficoltà e la mancanza di tutela comportano spesso l'abbandono della professione attorno ai 35/40.
Tuttavia nel mostrare questo tragico esito abbiamo sottolineato le occasioni di supporto che si possono incontrare e come provengano tra le altre cose dall'impegno nello sviluppo di una nuova sensibilità attraverso le attività delle associazioni di categoria che si battono per la tutela dei diritti dei lavoratori, allargando lo sguardo sul panorama generale della libera professione in Italia.
Un virtuoso esempio che abbiamo mostrato è rappresentato dal progetto "Conciliando" portato avanti da Confprofessioni Regione Sardegna in aiuto di tutte le donne professioniste, e l'impegno costante che ANA dedica a queste tematiche confrontandosi assiduamente anche con le altre categorie di professionisti.

Da tutte le esperienze ed i racconti che hanno animato la giornata è emerso un panorama che presenta molti punti in comune a tutte le latitudini soprattutto per quanto concerne il mancato riconoscimento del valore professionale delle donne sul lavoro. Il dibattito finale si è polarizzato sulla constatazione che le problematiche di genere non sono proprie soltanto dell'archeologia ma investono tutti campi del mondo del lavoro. Le donne vengono schiacciate e svilite da un maschilismo strisciante che porta a preferire un lavoratore uomo ad una lavoratrice donna, penalizzando ulteriormente le donne nelle scelte di vita più delicate, come quella della genitorialità. Emerge anche come conseguenza di questi atteggiamenti discriminatori un disconoscimento di qualità di leadership verso il mondo femminile.

Accorato l'appello di tutte le partecipanti:
"Come archeologhe e come donne abbiamo il dovere ed il diritto di denunciare tutti i comportamenti scorretti nei luoghi di lavoro, bisogna formulare linee di condotta da far sottoscrivere e adottare, così da iniziare a costruire anche negli ambiti lavorativi dell’archeologia sistemi di difesa e sicurezza a tutela delle donne e contro ogni sorta di discriminazione."

L'Associazione Nazionale Archeologi ha sostenuto l’appello e proporrà un documento di contrasto ad ogni pratica discriminatoria come codice etico nazionale.

Tutte le associazioni di categoria sono benvenute nell’adesione all’iniziativa.

D.M. 244 – ISCRIZIONE ARCHEOLOGI ELENCHI MIBACT: Istruzioni per l’uso

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Il DM 244 disciplina le modalità di iscrizione non obbligatoria agli elenchi dei professionisti dei beni culturali ex L. 110/2014, art. 2.

L’iscrizione agli elenchi è riservata a coloro che sono in possesso di titoli di studio ed esperienza maturata compatibile con le fasce di competenza previste dal decreto.
Titoli, esperienza e tirocini devono essere prodotti a sostegno della domanda di iscrizioni, e possono essere sostituiti da autocertificazioni a norma di legge.
L’iscrizione si può fare in qualsiasi momento, non è obbligatoria e non può essere richiesta quale titolo esclusivo.
Tutte le informazioni sono reperibili sul sito dedicato predisposto dalla DG Educazione e Ricerca: http://professionisti.beniculturali.it

Ci si può iscrivere completando la procedura sul sito del ministero (vedi sopra), dove occorrerà produrre tutta la documentazione necessaria.

In alternativa, si può chiedere l’iscrizione tramite l’Associazione Nazionale Archeologi.

Procedura iscrizione elenchi – Associazione Nazionale Archeologi

L’Associazione Nazionale Archeologi ha attivato uno sportello dedicato all’assistenza per l’iscrizione agli elenchi, raggiungibile scrivendo un'email alla casella elencoarcheologi@archeologi.org.

Richieste che perverranno attraverso canali diversi non saranno prese in considerazione.

Dopo la richiesta, si attiverà una procedura che vi verrà illustrata passo passo, che prevede l’invio della documentazione direttamente all’Associazione Nazionale Archeologi, comprendente:
• dati anagrafici;
• copia del documento di identità;
• numero di iscrizione all’Associazione Nazionale Archeologi;
• certificazione dei titoli di studio;
• certificazione dell’esperienza maturata.

L’Associazione Nazionale Archeologi, in virtù dell'iscrizione all’elenco del MiSE ai sensi della legge 4/2013, potrà procedere all'attestazione degli archeologi italiani e stranieri operanti in Italia iscritti all’Associazione.

La documentazione inviata verrà valutata sulla base dei requisiti richiesti dal DM 244 e la procedura si concluderà con la trasmissione al richiedente di un codice (numero di protocollo ANA, necessario per l’iscrizione agli elenchi) e dei moduli necessari per finalizzare la corretta procedura di iscrizione sul sito del Ministero.

Il Ministro Dario Franceschini vara un nuovo “Regolamento di organizzazione” del MiBACT.

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Il nuovo regolamento del MiBACT interviene ad ampio raggio su tutte le aree operative del ministero, a cominciare dalla rientrata attività legata al turismo.
Non è un caso che dei quattro obiettivi dichiarati, proprio il primo sia un’intenzione di rafforzamento e integrazione del turismo con le politiche culturali.
Per perseguire questo occorrerebbe capire meglio quali sono le politiche culturali che il Ministro intende sviluppare: ma questo non è del tutto chiaro. Sembra evidente (e condivisibile) l’idea di spingere con decisione sul tema della valorizzazione in chiave autonomistica, e questo ben si lega ad un’integrazione con le politiche del turismo, ma altri aspetti (in special modo quelli della tutela) per quanto apprezzabili non sembrano rispondere ad una pianificazione politica ma a logiche, peraltro legittime, di riequilibrio interno.

Lo stesso Ministro Franceschini afferma che l'introduzione di sette nuove Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio provvede a riequilibrare “il rapporto tra centro e periferia, aumentando le strutture e i presidii territoriali in base a parametri demografici e a dati amministrativi in modo da garantire un servizio efficace ed efficiente”. Ma questa operazione (come molte altre previste dal nuovo regolamento) andrà certamente accompagnata da un corrispondente impegno di personale, ipotesi che ci sembra percorribile solo attraverso un piano di nuove assunzioni. Altrimenti dividere semplicemente il personale delle attuali soprintendenze renderà monca questa innovazione.

Le nuove strutture periferiche di tutela sembrano rispondere soprattutto all’esigenza di un migliore controllo del territorio in senso geografico (nel caso ad esempio delle SABAP Imperia-Savona e Cosenza) e demografico (SABAP Viterbo-Rieti-Etruria Meridionale): in questo caso il potenziamento quindi appare più come una correzione della precedente struttura, il che è comunque positivo.

Più di visione è la creazione di una “Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo”, con sede a Taranto e centri operativi a Napoli e Venezia: “È un intervento di cui da tempo si avvertiva la necessità, date le peculiarità scientifiche e metodologiche dell’archeologia subacquea, ben diversa dall’archeologia “a terra”. Proprio per la particolarità della materia”, osserva Claudia Pizzinato, ANA Triveneto, “auspichiamo che la guida della nuova Soprintendenza (Taranto) e degli uffici operativi ad essa collegati (Napoli e Venezia) sia affidata ad archeologi dotati delle necessarie competenze, capacità ed esperienza. Auspichiamo inoltre un futuro potenziamento dell’ambito dell’archeologia subacquea con uno o più uffici operativi che possano coprire le aree del nord-ovest, in particolare le regioni Liguria, Toscana e Sardegna (senza dimenticare i bacini interni dell’area piemontese e lombarda), forse un po’ penalizzate dall’attuale divisione territoriale”.

Da un’analisi delle novità del regolamento, al netto delle dichiarazioni del Ministro Franceschini, è abbastanza evidente che della ristrutturazione di Bonisoli non resterà molto, mentre riprende il percorso riformista abbandonato un anno fa.
L’idea la danno soprattutto i nuovi poli autonomi, che intervengono in territori nuovi e da conquistare alla valorizzazione in chiave autonomistica: è il caso per esempio del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Nazionale di Matera, del Parco Archeologico di Sibari, del Museo Nazionale d’Abruzzo. Insomma, il potenziamento dei territori in tema di valorizzazione è evidente, e non stupisce affatto se valutato alla luce del rapporto diffuso dal MiBACT nel mese di ottobre “Cultura: leva strategica per la crescita del Paese”: in Italia esistono 32 musei statali autonomi che attraggono il 58% dei visitatori e generano l’87% dei proventi complessivi di tutti e 358 i Musei Statali. Non serve un interprete per capire la logica dietro all’investimento che vuole fare il Ministero.

"Occorre comunque ricordare che una delle principali criticità delle riforme di Franceschini nei suoi due precedenti mandati, fu la grave difficoltà dei Musei Statali non autonomi per i quali la mancanza di investimenti adeguati ha significato l’impossibilità di svilupparsi al pari delle altre istituzioni museali”, dichiara Oriana Cerbone, Vicepresidente Nazionale di ANA, che prosegue: "Non è chiaro, osservando il nuovo regolamento, come il ministero voglia operare per invertire la rotta e, soprattutto, “se” in assoluto voglia farlo: sarebbe certamente un’occasione sprecata lasciare che tutto rimanga tale e quale ad oggi, viste le potenzialità dei Musei Statali. così come dell’ancora più capillare patrimonio museale diffuso".

Da questa prima presentazione, il nuovo regolamento di Franceschini non presenta novità eclatanti rispetto al passato (se si esclude la nuova Direzione Generale per la Sicurezza del Patrimonio: un tentativo da verificare sulla distanza per la difficoltà che incontrerà nella redistribuzione delle competenze), il che costituisce contemporaneamente un valore in positivo e in negativo.

 

La sensazione è che ci sia un tentativo di innovare fortemente rispetto alle politiche di valorizzazione (che è la parte economicamente più appetibile delle politiche del MiBACT), mentre tutto ciò che riguarda la tutela resta sostanzialmente immutato (con dei trasferimenti di competenze da un ufficio ad un altro, che non cambiano la sostanza della questione).

"Sarebbe opportuno però che il Ministro Franceschini considerasse che tra le missioni del ministero che conduce c’è anche, se non soprattutto, quella di offrire dei servizi ai cittadini, ampia categoria nella quale vanno compresi i lavoratori. Il ministero può essere riorganizzato, smontato e rimontato ad oltranza, ma se questo non servirà a migliorare il servizio offerto ai cittadini, tutto sarà stato vano e culturalmente sterile" - dichiara Alessandro Garrisi Presidente Nazionale di ANA, che prosegue: "Da archeologi quindi dobbiamo chiederci quali ricadute avrà sul nostro lavoro una riorganizzazione come quella proposta. La risposta a questa domanda è difficile, perché la professione dell’archeologo oggi è molto diversa dal passato. Il punto di vista di un archeologo interno al MiBACT non sarà necessariamente lo stesso di chi invece lavora in forma autonoma, singola o in società, e questo lo si è ben visto dal serrato confronto che in questi ultimi anni si è sviluppato nel dibattito tra i diversi attori del settore"

Ci sono aspetti molto pratici che competono agli uffici periferici del ministero, che impattano su ambiti critici della professione dell’archeologo: l’accesso agli archivi, ad esempio, o l’accesso ai depositi. Le precedenti riforme di Franceschini in alcuni casi avevano facilitato il lavoro ai professionisti (per esempio nell’unificazione delle soprintendenze), mentre in altri il lavoro ne era uscito peggiorato se non addirittura bloccato (ad esempio nella spartizione dei depositi tra Soprintendenze e Poli Museali). Ma l’aspetto dell’unificazione delle soprintendenze, che aveva risolto un problema ai professionisti autonomi, ne aveva creato altri ad esempio per gli archeologi all’interno delle soprintendenze. Se la soluzione di un problema ne crea un altro da un’altra parte, bisogna ammettere che qualcosa non ha funzionato a dovere e trovare delle contromisure.

Una delle critiche rivolte alle passate riforme di Franceschini è stata quella di non aver condiviso il progetto riformista con gli attori interessati dallo stesso, procedendo con una superficialità rispetto alla complessità della materia che ha portato qualcuno a ipotizzare l’assenza di una vera e propria “consapevolezza culturale” dei problemi.

In questo senso, questo nuovo regolamento (esattamente però come quello di Bonisoli in precedenza) sembra ripetere gli errori del passato, vedendo la luce senza un reale confronto con le associazioni di categoria, che forse qualche indicazione avrebbero potuto darla al Ministro per provare a migliorare la situazione in una direzione utile a tutti i fruitori dei servizi del suo ministero. Giudicheremo comunque gli effetti della riforma sulla distanza, disponibili a fornire indicazioni per provare a correggere in itinere quelle criticità che dovessero emergere o confermarsi rispetto al passato.

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