Il Giovedì di ANA Lazio - Fiscalità -

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Dopo l'elezione delle nuove cariche regionali
la sezione ANA Lazio riprende le attività sul territorio.
Si prosegue con la rassegna di incontri, iniziata a Febbraio 2019, dal titolo "Il giovedì di Ana Lazio"

• L'appuntamento è Giovedì 27 Giugno 2019 presso la sede CADIPROF di Viale Pasteur 65 a ROMAdalle ore 16.00 alle 18.30.

Nel pieno della stagione fiscale la Sezione ANA LAZIO dedica ai soci un seminario sui temi della fiscalità in collaborazione con Conprofessioni Lazio, l'intento è quello di accompagnare gli associati verso una maggiore consapevolezza in vista della dichiarazione dei redditi.
Sappiamo bene che la professionalità di un archeologo è proporzionale alla sua consapevolezza e padronanza anche dei temi fiscali.
Grazie alla collaborazione con Confprofessioni Lazio è stato invitato ad intervenire il Dottore Commercialista Andrea Dili, Presidente di Confprofessioni Lazio, e professionista convenzionato per gli associati ANA.
L'argomento scelto è volutamente specifico ed attuale:
"La flat tax nella partita Iva - vantaggi e svantaggi per un libero professionista".
In un'Italia dove spesso i professionisti subiscono un'eccessiva pressione fiscale (e previdenziale) questi accorgimenti (già in realtà anticipati dai vari regimi forfettari che si sono susseguiti negli ultimi anni) potranno veramente risollevare la nostra categoria e i liberi professionisti in generale?
Il seminario, moderato dal Presidente Ana Lazio Carlotta Bassoli fornirà alcune risposte al quesito posto.

#PiùTutelePerChiTutela

Incontra l'ANA a Vicenza

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Dopo le tappe di Pisa, Castel di Tusa (Me), Roma e Napoli per le Assemblee Regionali post congressuali, le giornate dell'archeologia con il Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MARTA e il la prima riunione di Direttivo Nazionale, il 29 Giugno l’ANA sarà a Vicenza con un appuntamento del ciclo "Incontra l'ANA", ospite del CAI - Club Alpino Italiano sede di Vicenza, che ringraziamo per la collaborazione condividendo gli ideali di sostenibilità.

 

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Mibac: il Ministro Bonisoli ad un anno dall'insediamento, le valutazioni ANA.

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Ad un anno dall'insediamento del Ministro Bonisoli può avere senso provare a dare un giudizio ai suoi primi 12 mesi alla guida del MiBAC.
Lo ha già fatto anche l'ex Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e neo-Presidente delle Consulte universitarie degli archeologi, Giuliano Volpe, dalle pagine dell'Huffington Post. Un giudizio tecnico che ne ha evidenziato luci (poche) e ombre (molte), con una chiusura di riflessione molto netta che richiama la presunta debolezza, cautela ed eccessivo attendismo del ministro. Il paragone fatto col suo predecessore (Franceschini) lo vedrebbe, secondo Volpe, perdente sotto molti punti di vista (a iniziare dal differente peso politico).
Un giudizio su Bonisoli lo ha emesso in questi giorni anche qualche senatore del suo stesso partito (il Movimento 5 Stelle): politico, questa volta, in quanto il messaggio recapitato al Ministro è stato di allinearsi alle richieste della sua parte politica (partitica) senza proseguire sulla strada tracciata dal precedente ministro Franceschini, altrimenti, si legge tra le righe, potrebbe perdere la fiducia di alcuni senatori.
E' interessante quindi che tanto Volpe (il cui nome è legato al precedente governo PD) quanto alcuni senatori del Movimento attualmente al governo usino Franceschini come metro di paragone, arrivando a conclusioni opposte: troppo lontano da Franceschini secondo il primo, troppo vicino alla sua linea a giudizio dei secondi.

Il nostro giudizio su Bonisoli è un po' diverso, e su una cosa siamo certi: Bonisoli è Bonisoli, e la sua linea è autentica e originale. L'Associazione Nazionale Archeologi ha già pubblicamente espresso la propria insoddisfazione rispetto al Decreto Ministeriale che completa l'iter della Legge 110/2014, ma bisogna riconoscere che questa è una pratica ereditata dal passato nel quale i tecnici hanno avuto un ruolo maggiore rispetto alla politica, e che lui ha deciso forse di portarla a conclusione il prima possibile in quanto questione spinosa e divisiva.
Bonisoli ha avuto in questo anno di ministero, ma soprattutto negli ultimi 6-7 mesi (dopo un comprensibile primo periodo di “studio” delle sua agenda), un approccio molto concreto alle questioni, a tratti quasi decisionista. Lo abbiamo spesso visto delineare con chiarezza percorsi tecnici e cronologici per le questioni da affrontare, percorsi che spesso sono stati rispettati con una puntualità alla quale in questo paese non siamo abituati. Quando a febbraio disse che il D.M. della Legge 110 sarebbe stato licenziato “entro aprile, massimo maggio” l'annuncio fu accolto con una buona dose di scetticismo da molti addetti ai lavori. Eppure, così è stato. E ci sono altri esempi.
Forse quello che è mancato in questi 12 mesi è una chiara visione delle politiche culturali da portare avanti: abbiamo visto un approccio molto tecnico, insomma, e poco politico. L'abolizione delle domeniche gratuite ai musei, per esempio, è stata affrontata con molto pragmatismo e poco spirito ideologico. Questo però può diventare un limite, perché la politica dovrebbe indicare la rotta delle azioni messe in campo dai ministeri. Altrimenti si finisce per gestire la quotidianità lasciando che delle prospettive di sviluppo politico dei beni culturali si occupino altri. E questo, si, costituirebbe un bel danno per tutto il paese oltre che un fattivo svilimento del ruolo della politica.

Nell'augurare a Bonisoli il meglio per il futuro, auspichiamo che accolga il nostro invito alla creazione di un tavolo di confronto permanente con le associazioni di categoria del settore (proposta del febbraio 2019) in maniera di arricchire la sua azione con i consigli di chi si trova sul campo ad affrontare conseguenze e benefici delle sue decisioni. Auguriamo inoltre a Bonisoli di potersi avvantaggiare di un apporto più costruttivo da parte delle forze politiche in parlamento: sia dalle opposizioni, alle quali spetta di vigilare sulla correttezza delle azioni e di arricchirle con visioni alternative rispetto a quelle espresse dal governo; ma soprattutto dalle forze politiche che costituiscono la sua maggioranza, affinché non cedano alla tentazione di indebolire il ruolo di garanzia del Ministro rinchiudendolo nel campo del dominio della maggioranza.

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