Nota post comunicato stampa "Coronavirus: proteggere i lavoratori dei beni culturali."

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#PiùTutelePerChiTutela

Vorremmo tornare sul comunicato di ieri della nostra Associazione
(http://www.archeologi.org/…/coronavirus-proteggere-i-lavora…)
sul tema della sicurezza dei lavoratori dei beni culturali a diretto contatto col pubblico, che ha suscitato moltissimo consenso ma anche qualche rispettabile critica.

Del consenso ovviamente siamo felici e non possiamo che ringraziare chi ha apprezzato lo spirito dell’iniziativa e ha provato almeno a mettersi dalla parte dei lavoratori.

Vale la pena ricordare infatti che il nostro Paese, tramite il Governo, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria proprio per agire secondo principi di prevenzione massima.
Seguendo le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non perché al Ministro Speranza o al Presidente Conte sia salito un improvviso attacco di ipocondria.
Quando il paese si trova in stato di emergenza sanitaria, anche se i numeri in Italia sono (fortunatamente) molto bassi, tutti i cittadini (lavoratori compresi) sono invitati ad assumere comportamenti e azioni conseguenti.

Cosa succede però se alcune categorie di lavoratori non possono seguire le indicazioni di sicurezza che vengono loro fornite?

Noi ci occupiamo di beni culturali, e sappiamo che determinate categorie (come i custodi, gli assistenti alla vigilanza, assistenti di sala, etc…) non possono ad esempio lavorare stando ad almeno 1,5 metri di distanza da altre persone: pensare di difendere la loro salute chiedendo il rispetto di questa indicazione equivale a un pilatesco modo di lavarsi le mani del problema.
Ma ieri per lo stesso motivo richieste analoghe alle nostre sono arrivate da altre categorie: gli autisti del trasporto pubblico (lì sono stati i sindacati a distribuire direttamente dispositivi di protezione ai dipendenti preoccupati), gli addetti ai servizi dell’aeroporto di Fiumicino (anche lì i sindacati hanno presentato richieste esplicite) e altri.
Lo troviamo del tutto normale in un paese che si trova in stato di emergenza sanitaria, e non ha nulla a che vedere con l’allarmismo.
Si chiama “prevenzione”.
Oggi abbiamo la possibilità di agire con razionalità e proteggere i lavoratori garantendo i servizi al pubblico: perché di troppa prevenzione non è mai morto nessuno, mentre la mancanza della stessa sappiamo bene a quali conseguenze può portare.

Tra le critiche ricevute ieri, qualcuno ha anche strumentalizzato le nostre parole interpretandole come una richiesta di chiusura dei luoghi della cultura: nulla di più falso. Questo anzi sarebbe controproducente perché metterebbe a rischio tanti posti di lavoro e non risponderebbe alle capacità di un paese civile di gestire l’emergenza. Perché l’emergenza si gestisce al meglio continuando a garantire i servizi, purché in condizioni di sicurezza per i lavoratori e per l’utenza.

Ecco, considerato allora che il nostro comunicato serviva a sollecitare attenzione su un problema concreto e non ancora risolto (sollecitazione ben colta dai quotidiani nazionali, che oggi ci rilanciano nelle loro pagine – e li ringraziamo –, proprio in quanto la prevenzione è invece strumento utile proprio a controllare le paure irrazionali), possiamo poi discutere nel dettaglio sulle azioni da intraprendere.
Ma certamente non è visibilità quella che andavamo cercando, ma semplicemente maggiori tutele per quelle categorie che trovandosi più esposte ci hanno esposto la problematica chiedendo aiuto.
E su questo, lasciandoci andare ad un po’ di retorica, una cosa possiamo dirla con naturale convinzione:
l’ANA non ha mai lasciato soli i lavoratori che chiedevano aiuto, e mai lo farà.
Noi la responsabilità di dire qualcosa che qualcuno (pochi, a dir la verità) possa trovare eccessivo, ce la prendiamo e ce la prenderemo sempre, perché preferiamo che si prendano decisioni che sembrano eccessive ma che vanno nel senso della sicurezza dei lavoratori, piuttosto che restare in silenzio col rischio (che ovviamente tutti auspichiamo mai si concretizzi) di dover domani rimpiangere quelle parole che ci siamo tenuti in gola.

 

“Coronavirus – Proteggere i lavoratori dei beni culturali”

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“Coronavirus – Proteggere i lavoratori dei beni culturali”

Con riferimento all’emergenza sanitaria in atto nel nostro paese, l’Associazione Nazionale Archeologi esprime viva preoccupazione per la salute dei lavoratori impegnati a vario titolo (interinali e operatori a chiamata compresi) nei monumenti, musei, siti ed aree archeologiche del paese.

Senza voler alimentare inutili e pericolosi allarmismi, crediamo sia necessario tutelare maggiormente i lavoratori dotandoli dei dispositivi di protezione individuale previsti dalla legge in circostanze eccezionali ed in linea con le indicazioni fornite in queste ore dal Ministero della Salute.

Non è accettabile che in monumenti ad altissima densità di frequentazione (come il Colosseo, gli Uffizi, Pompei, con le loro migliaia di accessi giornalieri) i lavoratori non siano dotati di mascherine di protezione naso-bocca e, per quelle mansioni che prevedono contatto col pubblico, di guanti monouso.

È offensivo per la dignità e la salute dei lavoratori che,” dichiara Alessandro Garrisi, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, “soprattutto nei monumenti ad alta frequentazione, si diano loro in queste ore soltanto indicazioni generiche come “lavarsi le mani frequentemente” ed “evitare di avvicinarsi a meno di un metro da altre persone”, un consiglio impossibile da seguire”.

Alla luce dello stato di emergenza sanitaria decretato oggi dal Governo e dell’emergenza globale segnalata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, consideriamo urgente agire a tutela della salute dei lavoratori, in particolar modo alla vigilia di una giornata particolare come la “Domenica gratuita” promossa dal MiBACT, quando migliaia di persone si riverseranno tutte insieme ad ammirare i nostri monumenti.

tourismA 2020 con l'Associazione Nazionale Archeologi

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Anche quest'anno l' Associazione Nazionale Archeologi sarà presente a
tourismA salone dell’archeologia e del turismo culturale di Firenze che si svolge dal 21 al 23 Febbraio 2020.


Come nella migliore tradizione ANA saremo doppiamente presenti:

- Nell'area espositori per tutta la durata della kermesse con il nostro stand, dove avrete la possibilità di conoscerci o ritrovarci, avere tutte le informazioni sulle attività e le convenzioni, scoprire i nostri gadget, effettuare tesseramenti e rinnovi e avere tutte le informazioni sui percorsi associativi e le pratiche di assistenza per l'iscrizione agli elenchi professionali.

- Nel programma degli eventi e incontri del salone tourismA

Sabato 22 Febbraio dalle ore 14.00 alle ore 18.00
tourismA, Firenze, Palazzo dei Congressi, sala 4

“ARCHEOLOGIA: FORMAZIONE E PROFESSIONE”

Introduzione dei lavori e saluti istituzionali
Alessandro Garrisi Presidente Nazionale ANA
Giuseppe Clemente Presidente Regionale ANA Toscana
Gaetano Stella Presidente Nazionale Confprofessioni

TAVOLA ROTONDA ‘FORMAZIONE’
ore 14.00 |16.00
Giulia Torri
Presidente Corso di Laurea Magistrale in Archeologia
Università degli Studi di Firenze

Letizia Gualandi
Presidente Corso di Laurea Magistrale in Archeologia
Università di Pisa

Stefano Camporeale
Presidente Corso di Laurea Magistrale in Archeologia
Università degli Studi di Siena

Federico Cantini
Presidente Scuola di Specializzazione in Archeologia
Università di Pisa

TAVOLA ROTONDA ‘PROFESSIONE’
ore 16.00 |18.00

Giuliano Volpe
Federazione Consulte Universitarie di Archeologia
Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Giuseppina Manca Di Mores
Coordinatore Comitato tecnico-scientifico
Associazione Nazionale Archeologi

Maria Letizia Sebastiani
Direzione Generale Educazione e Ricerca - Mibact
MiBACT

Giovanna Barni
Presidente CulTurMedia – Legacoop Nazionale

Salvo Barrano
Coordinatore Tavolo Patrimonio Culturale Confprofessioni

Organizzazione a cura dell’ Associazione Nazionale Archeologi
Con il patrocinio di Confprofessioni

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Nuova Convenzione ANA

Elenco Archeologi Professionisti

Osservatorio Bandi

Copertura assicurativa

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