Firmati i decreti attuativi delle Legge 110/2014. Elenchi Mibac anche per gli Archeologi

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Il Ministro Alberto Bonisoli ha oggi firmato il decreto che “istituisce presso il Mibac gli elenchi nazionali dei professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali.
Tra questi, gli archeologi.
Nel comunicato del ministero sui social network, si legge che questo decreto “consolida il raccordo tra percorsi formativi, competenze e professioni nei beni culturali e può essere utilizzato come strumento utile per processi di selezione nel mondo del lavoro”.

Tra tutte le sigle associative che oltre a noi rappresentano segmenti diversi del settore dell’archeologia, che in queste settimane hanno fatto sentire la propria voce nel dibattito pubblico su questo decreto, c’è stato un consenso trasversale (a volte del tutto acritico) verso le posizioni espresse dal Ministero nella bozza poi approvata in ultimo dalle Commissioni Cultura della Camera e del Senato.

L’Associazione Nazionale Archeologi è stata l’unica tra le associazioni professionali degli archeologi italiani ad evidenziare un discreto numero di criticità contenute nel documento poi approvato, accompagnandole sempre da proposte che fossero migliorative attraverso semplici interventi di modifica.
(http://www.archeologi.org/comunicati-stampa/osservazioni-ana-bozza-decreto-ministeriale-legge-110-professionisti-beni-culturali.html ).

Abbiamo rappresentato le nostre criticità al Ministero, alla Direzione Generale Educazione e Ricerca, alle Commissioni Cultura della Camera e del Senato.”, dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi. “La risposta è stata sempre la stessa, una rassicurazione sulle nostre perplessità basata non sulla sostanza giuridica dei contenuti del decreto, ma su un più generale e paternalistico “vedrete che andrà tutto bene”. Ma siamo davanti ad un decreto che tende a schiacciare tutte (o la maggior parte) delle attività esecutive verso il basso (profili di III fascia = triennalisti) riservando ogni possibilità di direzione e coordinamento alla fascia apicale (specializzati e dottorati): un rigido schematismo che mal si adatta alla complessità del mondo del lavoro in archeologia, che mortifica le competenze dei laureati (3+2 o quadriennale v.o.) e che rende davvero esigue le distanze operative tra i triennalisti e i laureati (un bel regalo per le imprese medio-grandi che assumeranno in gran parte triennalisti con un risultato, in termini di qualità del lavoro, tutto da dimostrare).  Abbiamo davanti un decreto con una divisione in “attività caratterizzanti” cervelloticamente infarcite di abilità e conoscenze delle quali talvolta sfugge il nesso con le competenze cui sono associate: che visione dell’archeologia moderna veicola un decreto che prevede allo scopo di fornire “perizie, expertise e valutazioni di beni archeologici” (Attività A.1) la conoscenza della storia dell’arte antica ma non della storia dell’arte medievale? Perché  proseguire ostinatamente con richieste di dettaglio come questa, quando in tutta evidenza la materia è talmente complessa da sfuggire a operazioni di tal genere?

“Di criticità come questa ce ne sono decine, dentro questo decreto”, dichiara Oriana Cerbone, Vicepresidente Nazionale ANA, “e si poteva procedere alla loro correzione con poco sforzo: si è deciso invece di mantenere la linea tracciata, ignorando i suggerimenti di chi la professione la svolge ogni giorno, di chi conosce i problemi di cui si parla e ne subisce le conseguenze”.

L’Associazione Nazionale Archeologi esprime quindi tutta la propria amarezza poiché si è persa l’occasione di dotare gli archeologi italiani di uno strumento normativo condiviso con le associazioni che rappresentano la base dei lavoratori. Ci auguriamo che i problemi che vediamo all’orizzonte (e che abbiamo denunciato nero su bianco nei documenti consegnati ai tecnici e alla politica) non si verifichino: saremo i primi a gioire di esserci sbagliati. Diversamente occorrerà presto rimettere mano a un provvedimento che non sembra in grado di fornire le garanzie per essere reale “strumento utile per processi di selezione del mondo del lavoro” come dichiara il Ministro Bonisoli.

 

ARCHEOLOGI: CHI LEGGE 110? Osservazioni bozza di decreto

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ARCHEOLOGI: #chiLegge110?
OSSERVAZIONI BOZZA DECRETO

È stata finalmente pubblicata la bozza di decreto ministeriale concernente il regolamento della Legge 110/2014. È un documento che contiene una serie importanti di criticità che vanno affrontate e risolte prima dell’approvazione finale del procedimento.

Il testo attualmente all’esame della Commissione Cultura del Senato tradisce in maniera pressoché integrale lo spirito che animò la promulgazione della Legge 110: gli archeologi (e altri professionisti del mondo dei Beni Culturali) cercavano equità e giustizia in uno strumento che li tutelasse nello svolgimento della propria professione.

Se il decreto passasse nella forma attualmente in discussione gli archeologi sapranno che:

  • Saranno divisi in tre fasce: I) specializzati/dottorati; II) laureati magistrali (“3+2” o “4 v.o.”); triennalisti.
  • Alla I fascia sono riservati tutti gli incarichi esecutivi in autonomia, quasi tutti gli incarichi direttivi e tutti gli incarichi di coordinamento.
  • La II e III fascia non hanno reali motivi di essere distinte, soprattutto con riferimento alle più comuni occasioni di lavoro professionale. In quel campo, avere una laurea triennale o magistrale non comporta differenze sostanziali, e quindi: perché proseguire gli studi dopo i primi 3 anni, se poi farai di fatto le stesse cose di un laureato magistrale? E perché le ditte dovrebbero assumere un laureato magistrale (che magari vuole essere pagato un po’ di più) quando possono assumere un triennalista (che magari accetta un po’ di meno)?
  • Non esiste più un solo “archeologo” (come categoria), ma a seconda di un complicato sistema di attività caratterizzanti, abilità, competenze e conoscenze esisteranno “n” profili ai quali ci sentiamo di dire che al momento nessuno (o quasi) avrebbe accesso qualora i requisiti interni delle singole attività caratterizzanti fossero obbligatorie. Sapere due lingue, avere conoscenze della normativa sulla privacy, la conoscenza di “linguaggi di interrogazione, di protocolli di comunicazione e gestione” sono ad oggi requisiti per accedere in I fascia ad alcune attività caratterizzanti. Saranno tanti i professionisti attualmente in attività ad avere difficoltà a svolgere il proprio attuale lavoro (o a non poter più farlo).
  •  Il Ministero pretende di avocare a sé in via esclusiva la verifica (e quindi il controllo) di chi potrà o meno essere inserito nell’elenco degli archeologi, con una commissione composta esclusivamente di personale interno per giudicare la preparazione di archeologi che lavorano in ogni ambito. Sarebbe decisamente meno opaca (a tutela non solo degli archeologi, ma anche dei consumatori) una scelta inclusiva verso gli organismi di rappresentanza.

Gli archeologi italiani aspettano da anni la promulgazione di questo regolamento attuativo, e lo aspettano affinché le proprie condizioni di lavoro migliorino.

L’Associazione Nazionale Archeologi ritiene che si debba mettere mano urgentemente ad una revisione di alcuni aspetti fondamentali del decreto per renderlo strumento di equità e giustizia sociale e professionale, quale oggi rischia di non essere.

Siamo disponibili a fornire tutte le indicazioni necessarie ed utili ad una rapida ma ferma correzione di rotta a tutela della dignità professionale di tutti gli archeologi italiani, a prescindere dall’ambito nel quale svolgono il proprio lavoro. 

Decreti attuativi Legge 110/2014:discussi gli elenchi dei professionisti in Commissione Cultura del Senato il16 Aprile 2019

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Si è svolta il 16 Aprile 2019 in Commissione Cultura del Senato la discussione relativa agli elenchi professionali previsti  della legge 110/2014.

Le dichiarazioni del neo eletto Presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi Alessandro Garrisi:

"Siamo soddisfatti dell’annunciata, imminente pubblicazione del “Regolamento” della legge 110/2014, ma bisogna stare attenti a non tradire lo spirito di una legge nata per tutelare una categoria molto ampia, gli archeologi, all'interno della quale una vasta maggioranza di essi si è ritrovata per anni senza reali tutele: una situazione parzialmente sanata con la Legge 4/2013 sulle professioni non organizzate. Questo spirito sarebbe tradito qualora si decidesse di non includere le associazioni di categoria all’interno della commissione di verifica dei titoli e dei requisiti richiesti per l’iscrizione negli elenchi dei professionisti, dato che dette associazioni sono già indicate dalla citata Legge 4/2013 (art. 7) come soggetti qualificanti con riferimento alle esigenze della propria professione."

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